Confindustria lancia l’allarme sulla riforma Ets

L’associazione degli industriali chiede correttivi al sistema europeo delle quote di emissione e presenta dieci proposte per tutelare la competitività

Confindustria lancia l’allarme sulla riforma Ets© Shutterstock

La riforma Ets, acronimo che riguarda il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, entra in una fase decisiva e Confindustria alza il livello dello scontro con Bruxelles. L’associazione degli industriali italiani parla apertamente di “ultima chiamata” per correggere un meccanismo che, secondo molte imprese manifatturiere, rischia di compromettere la competitività produttiva europea senza garantire risultati proporzionati sul fronte ambientale.

L’allarme è stato lanciato a Bruxelles dal vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, nel corso di un confronto dedicato alla revisione dell’Emission Trading System che la Commissione europea dovrebbe presentare nelle prossime settimane. Secondo l’associazione, l’industria italiana sostiene gli obiettivi della decarbonizzazione, ma ritiene che il percorso attuale stia imponendo costi non più sostenibili per numerosi settori strategici.

Che cos’è l’Ets e perché è sotto accusa

L’Ets – Emission Trading System – è il principale strumento europeo per ridurre le emissioni di CO2. Il sistema impone alle aziende energivore di acquistare quote di emissione sul mercato, incentivando la riduzione dell’impatto ambientale attraverso un prezzo del carbonio.

Negli ultimi anni, tuttavia, il costo delle quote ha registrato forti oscillazioni, aumentando significativamente il peso delle bollette energetiche per le imprese. Secondo Confindustria, il sistema avrebbe progressivamente perso la sua funzione originaria, diventando sempre più esposto alla speculazione finanziaria e penalizzando la produzione industriale europea rispetto ai concorrenti internazionali.

Le dieci proposte di Confindustria

Per evitare una perdita di competitività e una possibile delocalizzazione delle attività produttive, Confindustria ha presentato un pacchetto di dieci interventi per la riforma Ets. Tra le misure considerate prioritarie figurano:

  1. Introduzione di un tetto massimo al prezzo della CO2;
  2. Revisione della Market Stability Reserve, il meccanismo che regola l’offerta delle quote sul mercato;
  3. Esclusione degli operatori finanziari puramente speculativi dalle aste Ets;
  4. Mantenimento delle quote gratuite per i settori più esposti alla concorrenza globale;
  5. Revisione dei benchmark utilizzati per assegnare le quote gratuite;
  6. Creazione di un fondo europeo comune per sostenere gli investimenti nella decarbonizzazione;
  7. Rinvio dell’Ets 2, che interesserà edifici e trasporti;
  8. Sospensione temporanea dell’Ets marittimo;
  9. Meccanismi di compensazione per le industrie energivore;
  10. Strumenti europei per contenere gli effetti sui prezzi dell’energia.

La questione riguarda soprattutto i settori cosiddetti hard to abate, come acciaio, carta, ceramica, chimica e metallurgia, dove la riduzione delle emissioni richiede investimenti enormi e tecnologie non ancora pienamente mature.

Un esempio arriva dal comparto ceramico italiano. Secondo una posizione condivisa da imprese e sindacati, i nuovi benchmark Ets previsti per il periodo 2026-2030 potrebbero far crescere i costi annuali del settore da circa 70 a oltre 120 milioni di euro, senza benefici ambientali proporzionati. Le organizzazioni denunciano il rischio di perdita di competitività e di occupazione in uno dei distretti industriali più importanti d’Europa.

La revisione europea attesa a luglio

La pressione dell’Italia sembra aver prodotto i primi effetti. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha recentemente dichiarato che la richiesta italiana di riformare il sistema Ets sarebbe stata accolta dalla Commissione europea, che ha anticipato il dibattito sulla revisione del meccanismo. La proposta ufficiale è attesa nelle prossime settimane e potrebbe rappresentare un passaggio cruciale per il futuro della politica climatica europea.

La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra gli obiettivi della transizione ecologica e la tutela della competitività industriale. Per Confindustria, senza correttivi significativi il rischio è che la decarbonizzazione finisca per favorire le produzioni extraeuropee, con conseguenze negative sia per l’economia sia per l’occupazione. Il confronto che si aprirà nelle prossime settimane potrebbe quindi determinare il futuro di uno degli strumenti più importanti del Green Deal europeo.

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