Politiche ambientali addio. La nuova strategia energetica dell’amministrazione Usa targata Donald Trump si fonda su 302 pagine elaborate dalla Environmental Protection Agency (Epa) nei primi sei mesi di presidenza. Su questa base il presidente firmerà un ordine esecutivo che punta a chiudere 16 anni di regolamentazioni sul clima avviate nel 2009 da Barack Obama.
Nel mirino ci sono gli endangerment findings, accertamenti che certificano il rischio per salute e ambiente derivante da sei gas serra, tra cui metano e anidride carbonica. Su questi presupposti si erano basate le politiche ambientali delle amministrazioni Obama e Biden, comprese misure collegate al Clean Air Act.
Contestandone la validità, la Casa Bianca interviene alle fondamenta del sistema: aziende automobilistiche e altre industrie non saranno più obbligate a misurare, certificare e rispettare determinati limiti sulle emissioni.
La svolta energetica di Trump
La normativa, che secondo il Wall Street Journal non riguarderà le centrali elettriche, rappresenta una vittoria per l’industria del carbone e per l’area conservatrice da anni critica verso le politiche green.
Come racconta in un articolo del quotiodiano La Stampa, tra i sostenitori di questa linea figurano Russell Vought e Jeffrey Clark, mentre per il direttore dell’Epa Lee Zeldin gli “accertamenti di pericolo” avrebbero giustificato mille miliardi di dollari di regolamentazioni, generando “un’incertezza lunga 16 anni” per aziende e consumatori.
La svolta era stata anticipata dallo slogan Drill, baby Drill e da un precedente ordine esecutivo, firmato il 3 dicembre, che allentava le norme sull’efficienza dei consumi di diesel e benzina alla presenza dei vertici di Ford e Stellantis.
Carbone e nucleare al centro della strategia
La cancellazione degli accertamenti non sarà immediata: gruppi ambientalisti hanno annunciato ricorsi e i singoli Stati potrebbero intervenire con norme locali. Parallelamente, l’amministrazione Usa rafforza il fronte tradizionale dell’energia. Il Pentagono acquisterà elettricità da centrali a carbone e saranno finanziati cinque nuovi impianti tra Ohio, West Virginia, Kansas e North Carolina. Negli ultimi dodici mesi sono stati riattivati impianti capaci di immettere sul mercato 17 Gigawatt ed è stato ripristinato il National Coal Council.
Sul nucleare il piano prevede il passaggio da 100 Gigawatt a 400 Gigawatt entro il 2050, con investimenti su nuovi reattori e 2,7 miliardi per potenziare l’arricchimento domestico dell’uranio.
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