Nel corso del tempo il concetto di fitness è stato protagonista di un’evoluzione significativa. Se negli anni 80 e 90 era legato principalmente a una dimensione estetica ed edonistica, nei primi 2000 si è ampliato per includere il tema del wellness a tutto tondo. Un passaggio fondamentale, che ha permesso di ampliare di conseguenza anche il pubblico di riferimento. Ma il percorso non si è concluso qui. Anzi, dopo la pandemia, un dibattito già in atto ha subito un’accelerazione significativa: quello sulla longevità e la qualità della vita. «Abbiamo capito che non basta vivere più a lungo, ma che è essenziale vivere meglio», spiega Luca Valotta, presidente di Virgin Active Italia e Chief Operating Officer di Virgin Active Group. «Da qui nasce un approccio sistemico alla salute, che integra diversi fattori: qualità del sonno, alimentazione personalizzata, idratazione, gestione dello stress, recupero fisico e mentale, e soprattutto socializzazione, elemento chiave anche per la salute psicologica. In questo contesto, Virgin Active si è evoluta da semplice operatore fitness a piattaforma di benessere integrato e oggi il nostro modello incorpora pienamente il paradigma della longevity, guardando anche alle innovazioni emergenti».
Questa evoluzione demografica ha avuto un impatto anche in termini di business?
Sì, e anche significativo. Abbiamo registrato un’interessante crescita della domanda a partire dal 2022: un incremento che ha rafforzato ulteriormente la capacità di attrazione di un brand premium come il nostro. È un risultato che nasce da un percorso costruito nel tempo. Virgin Active affronta questi temi da anni e ha progressivamente allargato il proprio modello. Accanto all’allargamento del mercato consumer, abbiamo anche rilevato lo sviluppo di una domanda sempre più strutturata da parte delle aziende. Oggi le imprese riconoscono il valore di questi servizi come strumenti concreti per migliorare il benessere diffuso all’interno delle organizzazioni.
L’aumento dell’aspettativa di vita sta ridefinendo anche i target del fitness, come stanno cambiando i vostri clienti e quali risposte state sviluppando?
Le generazioni che per prime hanno integrato l’attività fisica e gli stili di vita sani nella quotidianità stanno oggi entrando in una fase più matura della vita, portando con sé queste abitudini consolidate. Allo stesso tempo, anche i più giovani, come la Generazione Z, mostrano una forte attenzione al benessere. Così è sempre più frequente vedere persone di età molto diverse condividere gli stessi spazi e le stesse attività. Certo, con obiettivi diversi, ma all’interno dello stesso ecosistema. Rispetto al passato, il fitness è diventato molto più trasversale e inclusivo, ed è anche questa capacità di integrazione che rafforza il legame con il tema della longevity.
In un mondo sempre più anziano, i player del fitness aspirano a diventare veri e propri attori del sistema salute.
È uno scenario auspicabile e, in parte, già in evoluzione. Anche in Italia si stanno avviando riflessioni a livello istituzionale sul ruolo della prevenzione e degli stili di vita nella sostenibilità del sistema sanitario. Oggi, tuttavia, non è stato ancora fatto abbastanza. Serve una strategia più strutturata, capace di responsabilizzare i cittadini e promuovere una cultura orientata al cosiddetto healthspan, cioè l’invecchiamento in salute. In questo contesto, operatori come Virgin Active possono svolgere un ruolo importante, ma è fondamentale integrare competenze diverse. Il mondo del fitness deve dialogare con quello medico-scientifico per costruire modelli realmente efficaci. Credo che Virgin Active abbia le caratteristiche per essere uno degli attori rilevanti in questo processo.
Quali sono le prospettive di sviluppo di Virgin Active in Italia nei prossimi anni?
La nostra strategia si basa su due direttrici principali. La prima riguarda l’evoluzione dei club esistenti. Oggi operiamo con 42 centri in Italia e oltre il 50% degli investimenti annuali è destinato alla loro trasformazione continua, con un focus crescente sul modello di social wellness club e sui temi della longevity e della medicina rigenerativa. La seconda direttrice è l’espansione. Nei prossimi cinque anni prevediamo quasi di raddoppiare il numero dei club in Italia e, in parte, anche nell’Europa continentale.
Questa intervista è parte dello speciale Silver Economy, pubblicato sul numero di Business People di maggio 2026. Scarica il numero o abbonati qui
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