Valentino Garavani è morto ieri a Roma, a 93 anni. Con lui scompare non solo uno dei più grandi couturier italiani, ma anche un’icona culturale del Novecento, un interprete assoluto dell’eleganza come destino. La camera ardente sarà allestita domani e giovedì presso PM23, in piazza Mignanelli 23, mentre i funerali si terranno venerdì 23 gennaio alle 11 alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri della Capitale.
Valentino era nato a Voghera, l’11 maggio 1932. Lontano dalla Milano industriale e dal fermento artistico romano, scelse Parigi per inseguire il suo sogno. Lì studiò all’École des Beaux-Arts e fu accolto negli atelier di Jean Dessès e Guy Laroche, dove si formò come stilista. Tornato in Italia, nel 1960 fondò la maison che porta il suo nome, insieme a Giancarlo Giammetti, compagno nella vita e nel lavoro.
Il debutto e il “rosso Valentino
Nel 1962, alla sua prima sfilata a Palazzo Pitti, Valentino capovolse le regole del gioco. Non era ancora famoso, ma il suo stile colpì subito nel segno: decoro, opulenza, proporzione. E quel rosso, il celebre “rosso Valentino”, divenuto il suo tratto più riconoscibile.
Fu il primo italiano a diventare un simbolo globale dell’haute couture, senza mai scendere a compromessi con il prêt-à-porter. Vestì migliaia di dive, tra cui Sophia Loren, Liz Taylor, Jackie Kennedy, Farah Diba e Wallis Simpson, ma anche intere generazioni di donne comuni che sognavano i suoi abiti.
Nel 2007, dopo 45 anni di carriera, Valentino si ritirò dalle passerelle con una festa spettacolare al Colosseo. Lasciò la direzione creativa della maison, già ceduta negli anni Novanta, mantenendo però un forte legame simbolico con il marchio. «Vorrei lasciare la festa quando è ancora in corso», aveva detto. Ma per il mondo della moda, Valentino non ha mai davvero lasciato la scena.
La forza della bellezza
La sua forza era la bellezza, vissuta non come capriccio, ma come disciplina. Come ricorda oggi il quotidiano La Stampa, era solito ripetere: «Amo la bellezza, non è colpa mia». L’equilibrio tra forma, eleganza e lusso era la sua ossessione. Un’estetica mai urlata, ma subito riconoscibile. Nei suoi abiti si rifletteva anche l’amore per l’arte classica, tanto che Federico Zeri scrisse nel 1991: «Le strutture primarie di Valentino denunciano un diretto riferimento a taluni archetipi della civiltà figurativa».
Valentino ha abitato dimore straordinarie – dal castello di Wideville a Gstaad, fino alla villa sull’Appia Antica – condivise con Giammetti e gli inseparabili carlini. Intorno a sé aveva costruito una famiglia elettiva di amici, modelli, collaboratori e muse: un clan fedele, elegante, devoto.
La moda perde oggi “l’ultimo imperatore“, come recitava il titolo del documentario del 2008 a lui dedicato. Se ne va proprio nel giorno in cui a Milano sfilava Giorgio Armani, scomparso pochi mesi fa. Due nomi che hanno scolpito nella storia l’epoca d’oro della moda italiana, portandola sul trono mondiale.
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Luglio 2007, Valentino Garavani in posa in occasione del 45° anniversario della casa di moda da lui fondata© Getty Images




