Stefano Volpato: “Così la longevità cambia il risparmio”

Longevità, squilibri demografici e limiti del welfare impongono scelte consapevoli: la pianificazione finanziaria diventa la chiave per garantire autonomia e qualità della vita nel lungo periodo, come evidenzia il direttore commerciale di Banca Mediolanum

Stefano Volpato: “Così la longevità cambia il risparmio”Stefano Volpato, in Banca Mediolanum dal 1986, ne è il direttore commerciale dal 2011© Laila Pozzo

I numeri parlano chiaro: dal 1948 a oggi, l’aspettativa media di vita è aumentata di vent’anni. E da qui al 2050 si prevede che questa crescita proseguirà grazie alla spinta che tecnologia e intelligenza artificiale daranno alla diagnostica e alle cure precoci. Quello che, però, bisogna tenere presente è che questa nuova longevità non è solamente un fenomeno demografico, ma anche una questione sociale e culturale. L’allungamento della vita, intrecciato alla denatalità, impone infatti una revisione profonda: da un lato sulla sostenibilità dei servizi pubblici – dal welfare alla sanità –, dall’altro sulla responsabilità individuale che ciascuno di noi deve dimostrare.

Non è un caso, dunque, che il tema sia ritenuto centrale in una realtà come Banca Mediolanum, i cui Family Banker hanno la responsabilità di accompagnare i clienti in questa pianificazione da cui, di fatto, dipende la loro indipendenza economica futura. «Il punto », sottolinea Stefano Volpato, che della banca è il direttore commerciale, «è che questa maggiore aspettativa di vita implica che dobbiamo essere in grado di sostenerci economicamente più a lungo. E qui serve un cambio di mentalità: non si risparmia più solo per “mettere da parte”, ma per progettare una seconda parte della vita più lunga, con l’obiettivo che sia autonoma e dignitosa».

Durante il ciclo di incontri Dai forma al tuo futuro – organizzati da Banca Mediolanum proprio per approfondire come la longevità stia ridisegnando il nostro domani – ha evidenziato che il sistema previdenziale pubblico mostra già oggi forti squilibri. Quanto è urgente prendere atto che il modello attuale non è più sufficiente?
Credo che la prima cosa da fare sia prendere consapevolezza dei numeri: nel 2024, ultimo dato disponibile, l’Inps ha raccolto contributi per circa 284 miliardi e ne ha erogati oltre 330. Significa che già allora il sistema era in difficoltà strutturale. Una difficoltà che non può che aumentare visto che nel prossimo decennio oltre 6 milioni di persone da contribuenti diventeranno pensionati e che ogni anno tocchiamo il minimo storico di nuovi nati. Il rischio concreto a cui stiamo andando incontro è quello di sopravvivere ai nostri risparmi, un rischio già intercettato dal World Economic Forum nel 2019. Il rapporto, realizzato sulle sei economie industriali più sviluppate a livello mondiale, evidenziava come le persone sopravvivono mediamente 14 anni ai propri risparmi. E questa ricerca non teneva conto degli sviluppi che la tecnologia e l’AI avranno in campo medico. A questo punto, è evidente che cambiare approccio non è più un’opzione, è una necessità.

Quali sono gli errori più frequenti che gli italiani commettono nella pianificazione finanziaria di lungo periodo?
Innanzitutto, riuscire a immaginare se stessi tra 30 o 40 anni. Alla domanda specifica si tende a rispondere che saremo come oggi solo un po’ più vecchi. In realtà è molto probabile che si verificheranno delle discontinuità che possono deviare la nostra previsione. Questo limite cognitivo si intreccia con una nuova condizione economica rilevata dalla Banca d’Italia qualche anno fa. Per decenni gli italiani sono stati leader per capacità di risparmio, questo primato l’hanno perso scivolando in fondo alla classifica. Giusto un numero per dare la dimensione del fenomeno: negli ultimi vent’anni la ricchezza finanziaria pro capite delle famiglie italiane è cresciuta solo del 36%, contro il 150% degli Stati Uniti. Questo divario nasce da una diversa allocazione del capitale. In Italia il 54% della ricchezza finanziaria è investita in immobili, il 37% è inchiodata sui conti correnti a rendimento nullo, mentre solo 15% è agganciata all’economia reale, ovvero investita sui mercati azionari. Negli Usa, invece, il 45% della ricchezza è investita sui mercati azionari, il 40% in immobili, la restante parte in liquidità. Disporre del 36 o del 150% in più di ricchezza finanziaria fa tutta la differenza del mondo. Si dovrebbe iniziare dalle fasce più giovani, perché è lì che si gioca la partita più importante.

Un momento di uno degli incontri Dai forma al tuo futuro, organizzati da Banca Mediolanum

Bisogna ammettere, però, che molti giovani oggi hanno carriere più frammentate, stipendi più bassi e maggiore precarietà rispetto alle generazioni precedenti. Come possono pensare di costruire un risparmio di lungo periodo o investire per la pensione se spesso fanno già fatica ad arrivare a fine mese?
È vero, oggi i giovani hanno percorsi lavorativi più frammentati, redditi meno lineari e una maggiore incertezza rispetto alle generazioni precedenti. Ma proprio per questo il tema della pianificazione diventa ancora più importante, non meno. L’equivoco ricorrente è pensare che per iniziare servano grandi capitali. In realtà non è così. L’importante non è quanto si accantona all’inizio, ma quando si inizia e come lo si fa. Anche piccoli importi, accumulati con periodicità regolare, se lasciati lavorare nel tempo, possono produrre risultati significativi. E soprattutto dobbiamo ricordarci che non siamo soli: abbiamo degli alleati straordinari.

Quali?
Sono tre: i mercati, il tempo e anche il fisco. Mi spiego meglio. I mercati sono la più straordinaria macchina di creazione di ricchezza perché rappresentano l’economia reale, le aziende più dinamiche e proiettate sul futuro. E il progresso non è ancora riuscito a fermarlo nessuna crisi. Se guardiamo a quello che è successo nella storia dal 1982 ad oggi vediamo un susseguirsi di crisi, alcune drammatiche come il crollo delle Torri Gemelle o il Covid. Eppure, in questi 44 anni l’MSCI World, l’indice americano delle aziende a maggior capitalizzazione a livello mondiale, è cresciuto di 88 volte! I mercati crescono sempre, i massimi vengono superati da nuovi massimi, si muovono però in maniera oscillante, alternando periodi di rialzo, con momenti di ribasso. Se sfruttata nei momenti di contrazione, la volatilità può diventare un fattore incrementale di rendimento. Il secondo alleato è il tempo, ed è il più prezioso di tutti, perché consente anche a somme relativamente contenute di produrre risultati molto importanti, grazie alla potenza dell’interesse composto che aggiunge interesse agli interessi già maturati. Il terzo alleato, poi, è il fisco. Torniamo ai giovani. Anche se non sono nelle condizioni di risparmiare, possono compiere un gesto potentissimo: conferire il proprio Tfr a un piano previdenziale, agganciandolo ai mercati che offrono rendimenti potenzialmente più elevati. Un piano pensionistico, inoltre, offre maggiore flessibilità e una fiscalità molto più favorevole sui contributi volontari, dal 9 al 15%, rispetto a tassazione di oltre il 20% riservata al Tfr lasciato in azienda. Poi ci sono strumenti come i Piani Individuali di Risparmio, che consentono la totale esenzione dalla tassazione dei redditi di natura finanziaria se si detiene l’investimento per almeno 5 anni, un’ottima soluzione anche in ottica successoria. Quindi, gli alleati ci sono. Serve consapevolezza, per capirli e attivarli.

In uno scenario di maggiore complessità demografica ed economica, come cambia il ruolo del consulente finanziario nella vita delle famiglie?
Il nostro mestiere è sempre stato importante, in un contesto così complesso con un impatto di questa portata sulla vita delle persone diventa fondamentale. Quando le cose si complicano bisogna tornare all’essenziale e l’essenza del nostro mestiere è contenuta nel manifesto della consulenza finanziaria, firmato a Chicago nel 1969.Il consulente finanziario deve aiutare le persone a imparare come spendere, risparmiare, investire, assicurarsi e pianificare con saggezza il proprio futuro. La posta in gioco sta proprio qui, nel garantirsi autonomia e indipendenza economica, ovvero libertà e dignità, nella fase più fragile della nostra vita, quando non saremo più produttivi e vivremo delle scelte fatte quando potevamo attivare i giusti alleati. Il consulente finanziario può aiutare le persone ad alzare lo sguardo da un presentismo assoluto, che ci porta a guardare alla nostra vita un fotogramma alla volta, per conquistare una visione più dinamica, per vedere il film della nostra vita. Presa coscienza dell’urgenza dei nostri bisogni, si possono fare scelte consapevoli, utilizzare al meglio gli strumenti a disposizione e costruire, nel tempo, il capitale necessario per garantirsi l’indipendenza economica che consente di vivere la terza età in modo libero, autonomo, dignitoso e anche generoso verso i nostri cari.


Questa intervista è parte dello speciale Silver Economy, pubblicato sul numero di Business People di maggio 2026. Scarica il numero o abbonati qui

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