Salvatore Ricco, il capitale della fiducia

Nel suo libro il Global Chief Communication Officer di Amplifon, spiega perché reputazione, credibilità e relazioni siano diventate leve strategiche per la competitività delle imprese nell’era dell’intelligenza artificiale

Salvatore Ricco, il capitale della fiduciaSalvatore Ricco lavora nella comunicazione d’impresa da circa 25 anni

Che ruolo avrà la comunicazione d’impresa in un mondo sempre più dominato dall’intelligenza artificiale? E quale valore potrà continuare a generare quando testi, immagini e video saranno prodotti in pochi secondi dagli algoritmi? Sono alcune delle domande da cui prende le mosse La comunicazione d’impresa nel mondo che cambia (FrancoAngeli), il libro con cui Salvatore Ricco – Global Chief Communication Officer di Amplifon, con una lunga esperienza maturata in aziende come Pirelli, Cir e Snam – propone una riflessione sul presente e sul futuro di una funzione aziendale sempre più strategica.

Nelle intenzioni dell’autore, il volume non vuole essere un manuale teorico, ma un breve saggio costruito su quella che è la sua esperienza professionale. Ricco ripercorre un quarto di secolo di cambiamenti, dagli esordi nel giornalismo all’approdo alla comunicazione d’impresa, attraversando le grandi rivoluzioni che hanno modificato il modo di comunicare: internet, i social media, gli smartphone e, oggi, l’intelligenza artificiale. «Ho scritto il libro per raccontare questa trasformazione, ma anche per condividere con gli addetti ai lavori alcune riflessioni su cosa ci aspetta e sul perché, secondo me, ha ancora senso studiare e lavorare nel settore, a beneficio soprattutto delle nuove generazioni», spiega l’autore.

L’intelligenza artificiale è uno dei temi portanti del volume, affrontato però senza toni allarmistici. Ricco riconosce che molti comunicatori temono che questa rivoluzione possa ridimensionare il loro mestiere. La sua posizione, tuttavia, è diversa: «Personalmente non ho una visione così pessimistica (…) dovremo cavalcarla e necessariamente evolvere, come del resto è avvenuto anche agli albori della rivoluzione digitale». L’innovazione tecnologica, quindi, non rappresenta la fine della professione, ma l’ennesima fase di adattamento di un’attività che ha saputo reinventarsi più volte.

La parte più interessante del volume riguarda però la crescente centralità della comunicazione all’interno delle organizzazioni. Per l’autore il comunicatore non è più soltanto il responsabile delle relazioni con media e stakeholder, ma un manager che contribuisce direttamente alla creazione di valore per l’impresa. Il cuore della riflessione emerge chiaramente quando scrive: «La ragione principale per la quale ho deciso di scrivere il libro è evidenziare perché la comunicazione è strategica e funzionale al mantenimento e alla crescita della reputazione aziendale, quindi al raggiungimento degli obiettivi di business». Una tesi che acquista particolare rilevanza in un contesto economico nel quale la reputazione rappresenta uno degli asset immateriali più preziosi e la fiducia di clienti, dipendenti, investitori e istituzioni può influire sulla competitività dell’azienda almeno quanto le tradizionali leve economico-finanziarie.

Secondo Ricco, questa centralità è cresciuta proprio per effetto della trasformazione digitale e di un contesto globale sempre più instabile, caratterizzato da crisi economiche, geopolitiche e sociali che inevitabilmente si riflettono anche sulle imprese. La comunicazione, in questo scenario, smette di essere una funzione ancillare e diventa uno strumento indispensabile per governare la complessità. Il volume si rivolge sia agli specialisti della comunicazione sia a imprenditori, manager e consulenti che, a vario titolo, si confrontano con questa funzione, con l’obiettivo dichiarato di alimentare un dibattito che vada oltre gli addetti ai lavori.

Non è un testo accademico né un repertorio di best practice, ma una riflessione arricchita da casi concreti e da una tesi chiara: nel pieno della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, il futuro della comunicazione non dipenderà soltanto dalle tecnologie, ma dalla capacità delle imprese di costruire relazioni credibili, alimentare la fiducia e proteggere la reputazione, trasformandole in un autentico vantaggio competitivo.


* Questo articolo è stato pubblicato su Comunicare è un’impresa – L’economia della reputazione, inserto di Business People di settembre 2026, scarica il numero o abbonati qui

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