Dopo l’assemblea del 28 ottobre, Mediobanca ha ufficialmente aperto un nuovo capitolo della propria storia. Con la nomina di Alessandro Melzi d’Eril come nuovo amministratore delegato e di Vittorio Grilli alla presidenza, si conclude definitivamente l’epoca di Alberto Nagel e Renato Pagliaro, in sella da quasi vent’anni.
Il nuovo board, eletto con la lista unica presentata da Mps – azionista all’86,3% – avrà il compito di guidare Piazzetta Cuccia nel processo di integrazione operativa con il Monte dei Paschi, mantenendo però l’autonomia e la quotazione in Borsa.
Un profilo manageriale tra autonomia e integrazione
“Iniziamo a scrivere insieme un nuovo capitolo della storia della banca”: è con queste parole che Melzi d’Eril ha salutato i circa 5.500 dipendenti di Mediobanca appena ricevute le deleghe dal Cda. Ex amministratore delegato di Anima Sgr, il nuovo Ceo porta in dote un profilo manageriale solido, abituato a lavorare in contesti di governance strutturata e di mercato.
La sua figura è stata indicata direttamente da Mps, e ha il compito di incarnare l’equilibrio tra due esigenze: da un lato la continuità e l’identità di Mediobanca nel corporate e investment banking, dall’altro la visione strategica dell’integrazione con l’istituto senese.
Governance unificata e nuovo statuto
L’assemblea ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno, inclusi il bilancio al 30 giugno con utile netto di 1,3 miliardi, il dividendo complessivo di 1,15 euro per azione e le politiche di remunerazione per il biennio 2025-2026. Tuttavia, proprio sui compensi della passata gestione, Mps ha espresso un segnale critico, astenendosi sull’informativa.
È già stata convocata per il 1° dicembre una nuova assemblea straordinaria per modificare lo statuto: Mediobanca verrà formalmente inclusa nel gruppo bancario Mps, con un allineamento dell’anno fiscale al 31 dicembre. Le modifiche sanciranno anche la soggezione alla direzione e coordinamento della capogruppo senese, confermando il cambio strutturale di governance.
Il piano di integrazione
La fusione operativa tra Siena e Milano non sarà immediata. Il piano strategico di integrazione, firmato da Luigi Lovaglio, sarà sottoposto alla Bce entro febbraio e potrebbe essere realizzato entro marzo 2026, a ridosso del rinnovo del board di Mps.
L’integrazione prevede una segmentazione netta dei business: a Mps la clientela retail, i servizi di commercial banking e il credito al consumo con Compass; a Mediobanca le attività di private, corporate e investment banking ad alto valore aggiunto.
Sul piano operativo, i principali cantieri riguardano l’armonizzazione dei sistemi IT, l’integrazione delle piattaforme di credito, la centralizzazione dei processi di back-office e la razionalizzazione delle funzioni di supporto. Sul fronte dei marchi, è allo studio la fusione di Widiba in Mediobanca Premier, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento nel wealth management, seguendo il modello Fineco.
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