Italian Meatball Company: impresa di gusto

Italian Meatball Company: impresa di gustoNadir Malagò, Ceo e socio di Italian Meatball Company

Per capire il successo di Italian Meatball Company bisogna partire da un nome: Meatball Family. Era il 2013 quando l’attore Diego Abatantuono realizzava il sogno di aprire un ristorante, lanciando un primo punto vendita a Milano, in via Vigevano, con un’idea semplice ma di forte identità: una cucina di ispirazione italo-americana, costruita attorno alla polpetta.

Quel piccolo locale è diventato il seme di una realtà imprenditoriale che oggi conta oltre 260 dipendenti, 20 food truck attivi in tutta Italia, otto ristoranti fissi e un fatturato da 8,8 milioni di euro nel 2024. Dietro questa crescita c’è Nadir Malagò, Ceo e socio del gruppo. È lui a raccontarne l’evoluzione: «Sono entrato in società tre mesi dopo l’apertura. Avevo già una lunga esperienza nella ristorazione e sono stato chiamato per una consulenza: dopo tre mesi mi hanno proposto di prendere in mano l’azienda».

La svolta arriva nel 2015. In parallelo allo sviluppo dei ristoranti, Malagò lancia il primo food truck Meatball Family, una semplice apecar, per partecipare al Salone del Franchising di Milano. Da lì, la partecipazione ai primi eventi e il boom dello street food, alimentato dal successo dell’Expo di Milano. «All’epoca qualsiasi evento funzionava», ricorda Malagò. «Ma capimmo presto che quella sarebbe stata solo una fase. Così nel 2017 abbiamo iniziato a diversificare, investendo in mezzi con format e cucine specifiche, tutti di fascia alta. Nasce così la nostra ristorazione itinerante strutturata».

Oggi Italian Meatball Company è il principale operatore nazionale nel segmento del food truck professionale. Non solo gestisce eventi per conto terzi (concerti, fiere, festival), ma organizza anche format proprietari come l’Asian Street Food Festival, capace di servire oltre 40 mila persone in quattro giorni. La società ha costruito la propria solidità su tre pilastri: ristorazione tradizionale (46% del fatturato), ristorazione itinerante (36%) e ristorazione in concessione (18%).

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L’interno di uno dei sei locali Meatball Familym che in 12 anni hanno venduto più di 21 milioni di polpette

Ogni segmento è stato sviluppato con logiche operative proprie ma sinergiche, in un modello che permette economie di scala rare nel food retail. «Nel fine settimana serviamo anche 30 mila persone. È un numero che in ristorazione possono permettersi solo le grandi catene», afferma Malagò. «Ma ci riusciamo perché abbiamo un nucleo stabile di locali fissi che ci consente di mantenere il personale durante tutto l’anno». Nel dettaglio, la ristorazione tradizionale include i sei locali Meatball Family, ‘Zzino Tramezzino – prima tramezzineria d’Italia – e il recente format Tradizioni Italiane, lanciato a City Life, Milano, con l’obiettivo di valorizzare i piatti regionali italiani in chiave contemporanea.

Uno degli asset differenzianti è la flotta di food truck: oltre 20 mezzi unici, molti dei quali veicoli vintage restaurati – dai Renault Estafette francesi agli Airstream americani – scelti per creare una forte identità visiva.

Ogni truck è legato a un format specifico: dal giapponese takoyaki alla puccia salentina, passando per arrosticini, dumpling e fluffy pancake, spesso realizzati in show cooking con attrezzature originali importate. «Siamo stati i primi in Italia a proporre un servizio itinerante integrato, capace di gestire tutto: selezione dei format, progettazione, allestimenti, permessi e gestione operativa. È un vantaggio competitivo enorme per chi organizza eventi da oltre 5 mila persone», sottolinea Malagò.

Ma l’idea non è certo quella di fermarsi qui. Oltre alla gestione in concessione di location stagionali e grandi eventi come il Parco della Musica di Milano o il Salone nautico di Genova, la società punta su un’espansione basata su due direttrici: nuove aperture e format proprietari. «Non vogliamo limitarci al conto terzi. Vogliamo essere anche creatori di esperienze, come stiamo facendo con i nostri festival monotematici», spiega il Ceo. «L’idea è portare il prodotto di qualità su larga scala, ma senza rinunciare alla personalizzazione».

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Uno dei mezzi della flotta di food truck della società


Questa intervista è stata pubblicata su Business People di dicembre 2025, scarica il numero o abbonati qui

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