Come si coniugano innovazione tecnologica, performance di mercato e sostenibilità? La risposta di Fater è stata inserirle in un piano strategico di lungo periodo, chiamato Fater 2030, che delinea le priorità aziendali per i prossimi cinque-dieci anni. «In questo piano, la sostenibilità – ambientale, sociale e di governance – è parte integrante e strutturale. Nello specifico, una delle cinque strategie cardine è dedicata proprio alla sostenibilità ambientale», spiega Giuseppe Sirianni, Chief Technology Innovation Officer del Gruppo.
«Abbiamo quindi incluso obiettivi misurabili non solo finanziari, ma anche ambientali, in particolare in due aree “critiche” emerse da un’analisi di materialità condotta con stakeholder interni ed esterni: la riduzione delle emissioni di CO2 e la diminuzione dell’uso di plastica vergine. Questi target sono stati tradotti in obiettivi annuali, sia a livello corporate sia per le singole business unit. Inoltre, sono collegati direttamente ai sistemi di performance individuale e alla componente variabile della retribuzione, inclusa quella del leadership team».
Quali sono, nello specifico, questi obiettivi? E a che punto siete?
Per quanto riguarda la prima area d’azione, nel 2020 Fater ha scelto volontariamente di allinearsi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni di gas serra e ha aderito alla piattaforma Science Based Targets Initiative nell’ottica di potersi dare obiettivi certi e misurabili. In particolare, ci siamo impegnati a ridurre del 27% le emissioni complessive di CO2 entro il 2030 rispetto al 2020. Dico complessive, perché questo 27% rappresenta una media tra due percentuali differenti: taglio del 42% per le emissioni legate al mondo dell’energia e del 25% per quelle inerenti i prodotti. Guardando più avanti, l’obiettivo è poi raggiungere il Net Zero entro il 2040. A oggi, abbiamo già raggiunto una riduzione del 15%, nonostante un incremento del 15% nei volumi produttivi. In termini di efficienza, siamo quindi migliorati del 30%, e stimiamo di superare l’obiettivo previsto al 2030. Sul fronte della plastica, invece, abbiamo due obiettivi: rendere tutte le confezioni riciclabili (oggi siamo già al 98%) e ridurre l’uso di plastica vergine del 60% entro il 2030 e del 75% entro il 2035. Abbiamo già ottenuto una riduzione del 25% e contiamo a raggiungere il 50% entro il 2027.
Come state lavorando per centrare questi target?
Abbiamo dato vita a numerose iniziative, tutte ispirate dal motto che abbiamo formulato all’inizio di questo percorso: Greener, Cheaper, Better. Ogni nuovo progetto deve cioè rispondere a tre Kpi: migliorare la proposta per il consumatore, essere economicamente sostenibile e ridurre l’impatto ambientale. È un mantra che applichiamo a ogni singola attività ormai da cinque anni. Un esempio significativo è il rilancio di Ace, che cito anche perché il comparto dei detersivi è per Fater particolarmente importante dal punto di vista economico e commerciale. Tra il 2020 e il 2025, grazie ad alcune modifiche della formula, siamo riusciti a dimezzare l’impatto in termini di CO2 per unità di prodotto. Nello stesso periodo, la quota di mercato è più che raddoppiata con una preferenza dei consumatori del 70% sul nuovo prodotto rispetto al precedente. Tutto questo senza alcun impatto negativo sui costi. È la dimostrazione che innovazione, sostenibilità e performance commerciale possono coesistere.

Uno scatto dello stabilimento Lines che, produce, tra le altre cose, anche assorbenti compostabili
Come si integra la sostenibilità ambientale nella governance dell’innovazione tecnologica in Fater?
Non è un caso che io ricopra sia il ruolo di Chief Technology Officer che di responsabile per la sostenibilità ambientale, ma è una prova di quanto secondo noi le due dimensioni debbano operare in sinergia. A livello organizzativo, abbiamo un team core interamente dedicato alla sostenibilità ambientale, che coordino direttamente. Tuttavia, la responsabilità è diffusa: ogni funzione aziendale è coinvolta e oggi possiamo contare su circa 200 progetti attivi in ambito Esg. Abbiamo costruito un sistema che consente di tracciare, verificare e allineare costantemente le attività agli obiettivi stabiliti, favorendo una cultura aziendale orientata alla sostenibilità diffusa e trasversale.
Che ruolo gioca la supply chain nella vostra strategia?
La collaborazione con i partner è uno dei quattro pilastri della nostra strategia di decarbonizzazione, che sintetizziamo nel modello delle quattro R: Re-use, Replace, DisRupt e paRtner. Quest’ultima, con la “R” al centro della parola, si riferisce proprio al coinvolgimento della filiera ed è per noi un aspetto molto importante. Per dare un’idea, fatto 100 il nostro programma, la strategia partner pesa circa il 30%. Per prima cosa chiediamo ai nostri fornitori un committment Esg. A oggi, l’80% ponderato aderisce a piattaforme e programmi Esg o ha ricevuto una mappatura del rischio Esg; l’obiettivo è arrivare al 100% entro il 2030 (esclusi quelli più piccoli). Dopodiché per ciascun fornitore e materiale analizziamo le emissioni di CO2 al 2020, definiamo un target di riduzione e monitoriamo annualmente i progressi. Il rispetto di questo percorso è un criterio chiave per decidere la continuità o meno della collaborazione. In alcuni casi, abbiamo già avviato nuove partnership in sostituzione di quelle non allineate agli standard richiesti.
Quanto conta il coinvolgimento dei consumatori nei vostri obiettivi Esg e come comunicate loro il valore ambientale dei vostri prodotti?
La verità è che se da un lato i consumatori hanno maturato sempre più consapevolezza sui temi ambientali, questo in realtà, al contrario di quanto viene spesso dichiarato nei sondaggi, non si riflette ancora in modo sostanziale nelle decisioni di acquisto. Partendo da tale considerazione, Fater non può costruire la sua strategia ESG puntando a un ritorno economico diretto, ma deve farlo basandosi sulla convinzione che sia la cosa giusta da fare. Sono sicuro che un giorno tutto questo cambierà, è solo questione di tempo, ma ad oggi la situazione è questa. In secondo luogo, anche se le ultime normative stanno cercando di regolare il settore, negli anni si è verificato quello che definirei un abuso di claim “green”, spesso di difficile comprensione. Per questa ragione, noi ne abbiamo sempre fatto un uso molto parco e di recente li abbiamo ulteriormente ridotti. Facciamo eccezione solo quando è necessario per fornire indicazioni utili al consumatore, come nel caso degli assorbenti compostabili (Lines Natura), in cui il messaggio fornisce informazioni sulla possibilità di smaltirli con l’organico. In generale, preferiamo lasciare che siano i fatti a parlare.
È innegabile che negli ultimi anni l’economia globale sia stata interessata da una crisi dopo l’altra. Quanto questi fattori impattano sui vostri obiettivi ambientali?
Le crisi degli ultimi anni, come il caro energia o la scarsità di chip, hanno inciso soprattutto sui costi e sui tempi, ma non hanno rallentato i nostri piani ambientali. Guardando al futuro, la vera sfida sarà continuare a coniugare i tre vettori che dicevo prima: efficienza economica, impatto ambientale e valore per il consumatore. Ci siamo riusciti in questi cinque anni e siamo convinti di poter continuare in questa direzione e raggiungere quanto meno i target fissati per il 2030. Dopodiché la vera sfida, non solo per Fater ma per il mondo intero, sarà raggiungere il Net Zero. È evidente che nessuna azienda potrà mai raggiungere questo traguardo da sola, ma che sarà necessario un impegno collettivo serio di tutte le filiere. Io però sono ottimista. Nel corso della storia, l’umanità ha sempre trovato risposte tecnologiche ai grandi problemi, spesso dopo momenti critici. Anche se oggi viviamo una fase di instabilità, sono convinto che il genere umano riuscirà a vincere anche questa sfida.
Questa intervista è stata pubblicata su Business People di dicembre 2025, scarica il numero o abbonati qui
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Dopo aver iniziato la sua carriera nel 1994 in Procter & Gamble, dal 2013 Giuseppe Sirianni è parte del leadership team di Fater come Chief Technology Innovation Officer




