Sono obiettivi ambiziosi quelli messi nero su bianco dal piano strategico Fater 2030, un percorso di trasformazione di lungo periodo nato da un lavoro collettivo che ha coinvolto l’intera organizzazione e, come spiega il General Manager Antonio Fazzari, «definisce il ruolo che l’azienda vuole avere nei mercati e nelle comunità in cui opera, fissando le priorità e chiarendo come intende raggiungerle».
Pietra angolare del piano è il progetto People First, «una scelta compiuta sei anni fa che ha cambiato radicalmente il nostro modo di fare impresa, ponendo al centro le persone, i loro talenti e la loro felicità. Questo approccio», prosegue Fazzari, «ha trasformato la cultura aziendale, favorendo sei anni consecutivi di crescita a livello di ricavi e di margini, con risultati senza precedenti nella storia di Fater e un clima interno che supera ampiamente i benchmark nazionali ed europei». In questo quadro, la digitalizzazione rappresenta una priorità strategica.
Perché attribuite un ruolo così decisivo alla digitalizzazione?
Siamo convinti che rappresenti un’opportunità straordinaria per ridisegnare l’azienda, semplificare le complessità e creare un contesto favorevole alla crescita di tutti. Il nostro piano si fonda su tre pilastri: simpler, per semplificare i processi e migliorare l’efficienza; closer, per avvicinarci di più ai nostri consumatori e stakeholder; e happier, per creare un ambiente di lavoro più soddisfacente per tutti. L’obiettivo è superare l’attuale frammentazione tecnologica, passando da un approccio a silos a un ecosistema digitale unico e integrato. Questo cambiamento ci permette di eliminare ridondanze, ridurre la complessità, valorizzare i dati disponibili e favorire la collaborazione interna. I benefici si vedono anche all’esterno: la gestione più rapida delle pratiche burocratiche, dei carichi e scarichi merci, dei resi e delle fatture rende più fluido il rapporto con partner e stakeholder, con ricadute positive sull’efficienza complessiva dell’organizzazione.
La vostra strategia complessiva però è People First, come si concilia con la spinta verso la digitalizzazione?
People First è la nostra scelta di fondo. Negli anni questo approccio ci ha portato ad ascoltare con attenzione le esigenze delle persone, trasformando le loro istanze in iniziative concrete come lo smart working esteso a cinque giorni su cinque per le mansioni compatibili, il bonus asilo, tre mesi di congedo di paternità e un sistema di ferie senza limiti prefissati. Guardando al 2030, la digitalizzazione ci consentirà di fare un passo ulteriore con il programma People First 2.0, che non sostituisce le persone con la tecnologia, ma le mette nelle condizioni di liberare tempo e risorse, migliorare la qualità del lavoro e valorizzare al massimo i talenti. Proprio per questo stiamo investendo molto nella formazione: tutti i colleghi hanno l’opportunità di sviluppare nuove competenze digitali e affrontare temi cruciali come la cybersecurity e l’AI, così da essere pronti a muoversi con consapevolezza in questa nuova fase sia dal punto di vista professionale sia da quello personale.

Uno scatto dell’iniziativa Kids@Campus, che permette ai dipendenti di portare in azienda i figli dai sei anni in su
Dite che in Fater done is better than perfect, cosa significa?
Non attendere la soluzione perfetta, ma avere il coraggio di iniziare a sperimentare. Abbiamo scelto di testare prototipi reali in tutti i processi chiave dell’azienda, raccogliendo insegnamenti preziosi da ogni esperienza per poi scalare ciò che funziona meglio. È un approccio che riflette concretezza e umiltà, perché ci ricorda che non siamo infallibili e che lungo il percorso ci saranno sempre occasioni per imparare. Per questo valorizziamo le competenze interne ma, al tempo stesso, ci apriamo al contributo di esperti esterni, capaci di offrirci stimoli e prospettive diverse. Ciò ci permette di andare oltre i miglioramenti incrementali e ripensare in profondità il nostro modo di lavorare. Oggi tutti parlano di digitalizzazione e AI, ma quello che mi rende particolarmente orgoglioso è sapere che chi ci guarda da fuori ci riconosce la capacità di saper passare velocemente dalle parole ai fatti.
Il percorso ha portato a progetti come CPT Charlie e OperA. Quale impatto stanno avendo?
Sono due esempi concreti di come intendiamo la trasformazione digitale. CPT Charlie è un assistente virtuale basato su ChatGPT, addestrato con anni di documenti e dati aziendali, che consente a ciascun collega di ottenere in pochi secondi le informazioni necessarie per svolgere al meglio il proprio lavoro. Questo ha reso superflua la consultazione di manuali o documenti complessi, con un risparmio di tempo significativo. Non a caso oggi è utilizzato dal 98% dei dipendenti e ha ottenuto un indice di gradimento medio di 4,9 su 5. OperA, invece, è un agente di intelligenza artificiale che opera direttamente sulle linee produttive e supporta gli operatori nella gestione dei blocchi, consultando fonti diverse e suggerendo in tempo reale le soluzioni più efficaci. Grazie a questo strumento è possibile migliorare sicurezza, efficienza e precisione, con un sistema che continua ad apprendere e a perfezionarsi. Entrambi i progetti hanno ricevuto grande apprezzamento, al punto da valere a Fater il Premio Innovazione Smau per due anni consecutivi, 2024 e 2025.
L’attenzione alla digitalizzazione coinvolge anche il rapporto diretto con i consumatori, attraverso app come Coccole Pampers. Che ruolo giocano queste iniziative nella strategia complessiva di Fater?
La digitalizzazione è fondamentale anche per rafforzare il legame con i consumatori. Con marchi come Ace, Lines, Pampers e Tampax, e da gennaio anche Amuchina e Infasil, siamo presenti in tre case italiane su quattro, e avere un dialogo diretto con chi ci sceglie ogni giorno è essenziale. L’app Coccole Pampers è un esempio di come intendiamo costruire relazioni bidirezionali con la nostra community. Attraverso di essa non solo offriamo servizi utili, ma raccogliamo spunti e suggerimenti che ci permettono di rispondere a bisogni concreti. Da qui è nato il progetto Pampers Village, uno spazio fisico e digitale dedicato ai genitori, dove condividere esperienze, trovare consigli e accedere a servizi come lo sportello psicologico gratuito online. In pochi mesi abbiamo già registrato oltre 40 mila iscritti e quasi 70 mila interazioni, a conferma che stiamo rispondendo a un’esigenza reale.
L’innovazione però non può prescindere dagli investimenti…
La priorità che attribuiamo al piano di trasformaziomila iscritti al Pampers Village in pochi mesi ne digitale si riflette in investimenti mai visti prima nella storia di Fater. Negli ultimi sette anni abbiamo quadruplicato le risorse destinate a questo ambito e, nell’ultimo esercizio, gli investimenti sono raddoppiati rispetto all’anno precedente. Solo nel 2025 abbiamo stanziato 8 milioni di euro, destinati a progetti di semplificazione delle procedure aziendali, dai quali ci attendiamo risparmi strutturali pari a circa 10 milioni di euro annui. Parallelamente, stiamo investendo sulle persone: il team Data & Analytics è passato da due a 11 professionisti e abbiamo creato nuove funzioni come quella dedicata alla cybersecurity, rafforzando così le competenze interne.
Quali sfide avete incontrato e come le avete affrontate?
La trasformazione digitale si è rivelata innanzitutto una sfida culturale. L’introduzione di nuove tecnologie, e in particolare dell’intelligenza artificiale generativa, porta con sé preconcetti e timori che è necessario affrontare con trasparenza e dialogo. Per questo abbiamo avviato un processo strutturato in due fasi: nella prima abbiamo presentato a tutta l’azienda la nostra strategia digitale con un evento collettivo, mentre nella seconda, tuttora in corso, stiamo entrando nel dettaglio dei progetti funzione per funzione, in modo da mostrare benefici concreti e raccogliere nuove idee da sviluppare insieme. Abbiamo inoltre formato un gruppo di 35 AI Ambassador, colleghi appassionati di tecnologia provenienti da diverse aree aziendali, incaricati di facilitare l’adozione degli strumenti digitali e promuoverne un uso responsabile. In questo modo chiunque, davanti a un dubbio o a un problema, può rivolgersi a un collega vicino trovando un supporto immediato e competente.
Questa intervista è stata pubblicata su Business People di ottobre 2025, scarica il numero o abbonati qui
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Antonio Fazzari è dal 2020 General Manager and Chief Operating Officer di Fater (Joint Venture tra P&G e Angelini Holding), dopo esserne stato Marketing and Digital Director. Iin precedenza ha lavorato per oltre 22 anni in Procter & Gamble




