È un altro trionfo per Elon Musk. Gli azionisti di Tesla hanno approvato a larga maggioranza uno dei piani di compensazione più ambiziosi e discussi nella storia del capitalismo americano: un pacchetto azionario da 878 miliardi di dollari, che potrà arrivare a sfiorare i mille miliardi entro il prossimo decennio.
Durante l’assemblea annuale di Austin, in Texas, il voto favorevole ha superato il 75%, sancendo una nuova manifestazione di fiducia nei confronti del fondatore del gruppo. I soci hanno intonato cori in suo favore appena annunciato l’esito, consapevoli però che per incassare l’intero premio Musk dovrà moltiplicare il valore dell’azienda e raggiungere traguardi al limite dell’utopia.
Obiettivi ambiziosi
Il piano non prevede né salario né bonus per Musk: il Ceo riceverà azioni solo al raggiungimento di specifici obiettivi legati alla capitalizzazione e allo sviluppo tecnologico, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale.
Musk potrà ottenere la totalità delle azioni solo se Tesla centrerà una serie di 12 tappe, culminando con una capitalizzazione di mercato di 8,5 trilioni di dollari entro il 2035, la produzione di 20 milioni di veicoli, un milione di robot attivi e margini operativi record.
Oggi Tesla vale circa 1,5 trilioni e ha prodotto 8 milioni di auto. Il pacchetto è dunque una vera e propria scommessa sul futuro e, soprattutto, sulla capacità di Musk di trasformare Tesla in un colosso dell’intelligenza artificiale, dei robotaxi e della robotica umanoide.
Se dovesse avere successo, la quota del Ceo potrebbe salire fino al 29%, conferendogli un potere di controllo assoluto.
Le critiche
Il piano, approvato nonostante le forti perplessità di diversi investitori istituzionali, ha ricevuto pareri contrari da Glass Lewis, ISS, Norges Bank e CalPERS, che hanno sollevato dubbi su dimensione dell’incentivo, rischi di diluizione e assenza di misure contro il key person risk.
Il fondo sovrano norvegese e quello pensione della California sono stati tra i primi a opporsi. Ma Musk ha potuto contare sul sostegno di nomi come Charles Schwab, Morgan Stanley e il fondo pensione pubblico della Florida. Anche Vanguard, BlackRock e State Street, che insieme detengono oltre il 15% del capitale, si sono allineati.
Il futuro di Tesla senza Musk resta un’incognita
Nonostante il via libera al pacchetto, resta aperta la questione su cosa accadrebbe a Tesla senza il suo fondatore. Musk possiede oggi il 15,3% delle azioni, e aveva lasciato intendere che, in caso di bocciatura, avrebbe potuto dedicarsi di più a SpaceX, Neuralink e xAI. Un’eventualità che ha pesato sul voto più dei numeri.
“È un fondatore che tiene in ostaggio la sua azienda”, ha commentato Gautam Mukunda della Yale School of Management. Per i piccoli azionisti, però, l’equazione è semplice: “Se il titolo deve salire di sei volte perché lui riceva il bonus, allora vinceremo tutti”, ha dichiarato Nancy Tengler di Laffer Tengler Investments.
L’assemblea ha approvato inoltre un’altra proposta legata al potere crescente del Ceo: l’investimento di miliardi di dollari in xAI, la startup fondata da Musk nel campo dell’intelligenza artificiale. Una mossa che rafforza il legame tra Tesla e i progetti personali del suo leader.
Per ora, Musk può guardare al futuro con un orizzonte decennale. Ma, come sottolinea David Larcker della Stanford University, il vero nodo resta: se il valore dell’azienda dipende più dalle promesse del fondatore che dai suoi fondamentali, cosa succederebbe se quelle promesse non si realizzassero?
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