Dare senso all’impresa

A 40 anni dalla fondazione di Compagnia delle Opere, il suo presidente Andrea Dellabianca riflette sulle sfide del presente e sul valore di un’esperienza associativa fondata sul confronto e sulla condivisione

Dare senso all’impresa, la sfida di Cdo per le pmiPresidente Cdo dal 2024, Andrea Dellabianca è fondatore e presidente di Notess, azienda attiva nel settore del noleggio a lungo termine di veicoli

In un tempo in cui fare impresa significa confrontarsi con cambiamenti sempre più rapidi, Compagnia delle Opere ha scelto di fermarsi e interrogarsi sulle ragioni della propria esperienza. Da questa riflessione è nato il Manifesto con cui l’associazione celebra i suoi 40 anni: un documento che non guarda al passato in chiave celebrativa, ma si interroga sull’attualità della propria identità e sul ruolo che un’associazione può svolgere di fronte alle sfide del presente. Ne abbiamo parlato con il presidente Andrea Dellabianca.

Che cosa dice, in concreto, questo Manifesto dell’identità di Cdo oggi?
La nostra è una rete radicata sul territorio, presente anche all’estero, composta da persone che vivono questa esperienza in contesti diversi. Con il Manifesto abbiamo cercato di individuare ciò che tiene insieme questa pluralità, trasformandola in un valore. Per noi cultura e servizi non sono due dimensioni separate. I servizi nascono dall’esperienza concreta degli imprenditori che condividono problemi e soluzioni. È da questa relazione che prendono forma strumenti utili a tutti ed è questa, in fondo, la specificità di Compagnia delle Opere: trasformare il confronto tra imprenditori in un patrimonio comune di esperienze, competenze e strumenti per affrontare il cambiamento.

Da imprenditore prima ancora che da presidente di Cdo, qual è oggi la principale preoccupazione che rileva parlando con i suoi colleghi italiani?
La parola che sento più spesso è solitudine. Fare impresa è sempre stato impegnativo, ma oggi l’incertezza rende tutto più difficile. Molti scelgono di cedere le proprie aziende perché percepiscono di non avere gli strumenti per affrontare da soli la complessità del presente. Normative sempre più articolate, trasformazione tecnologica, instabilità geopolitica e burocrazia aumentano il peso delle decisioni quotidiane, soprattutto per le piccole e medie imprese. La nostra esperienza dimostra però che, quando gli imprenditori trovano luoghi di confronto e relazioni autentiche, ritrovano anche la voglia di investire, innovare e guardare al futuro con maggiore fiducia.

Le pmi devono affrontare instabilità geopolitica, transizione digitale, intelligenza artificiale e difficoltà di accesso ai capitali. Qual è la priorità assoluta?
In realtà tutte quelle che ha citato, ma una sfida urgente che riguarda tutti è comprendere il cambiamento tecnologico, non subirlo. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno modificando non solo il modo di lavorare, ma anche il contesto in cui operano le imprese, sempre più condizionato da nuovi adempimenti e da filiere internazionali. Il vero problema, però, è la velocità con cui tutto questo avviene. Le aziende hanno sempre dovuto innovare per restare competitive; oggi devono farlo in tempi molto più rapidi. Insomma, il vero rischio non è sbagliare, ma restare fermi aspettando di avere tutte le risposte.

Cdo-Innovation-Hub_Ai-Week

Il presidente Dellabianca al Meeting di Rimini. Cdo è da sempre uno dei principali protagonisti e sostenitori dell’evento

Per la sua esperienza, le pmi italiane stanno cogliendo le opportunità offerte da questa trasformazione o rischiano di subirla?
La consapevolezza sta crescendo, ma il livello di conoscenza è ancora limitato. Come Cdo abbiamo investito molto su questo tema, promuovendo percorsi formativi e iniziative come il Cdo Innovation Hub all’AI Week, con l’obiettivo di aiutare gli imprenditori a comprendere il reale impatto dell’intelligenza artificiale sui processi aziendali. Oggi molte imprese stanno iniziando a sperimentare questi strumenti, ma serve un investimento più deciso nella formazione. In questo percorso il contributo delle giovani generazioni è prezioso, perché favorisce una più rapida diffusione delle nuove competenze. L’AI rappresenta una grande opportunità, ma solo per chi sceglie di conoscerla e di integrarla consapevolmente nella propria organizzazione.

Nel Manifesto ricorre il concetto di “giudizio”, inteso come capacità di leggere la realtà e prendere decisioni. Quanto manca oggi questa qualità nel management?
Gli imprenditori italiani hanno una straordinaria capacità di affrontare problemi nuovi e trovare soluzioni anche fuori dagli schemi. Quello che dobbiamo imparare a fare è trasformare questa esperienza in conoscenza. Troppo spesso ci limitiamo a reagire agli eventi. Il giudizio, invece, consiste nel comprendere ciò che accade, farne tesoro e costruire un patrimonio di competenze che ci renda più preparati di fronte alle sfide successive. È questo passaggio dalla semplice esperienza alla consapevolezza che, oggi, può fare la differenza.

Il Manifesto parla anche di costruire “opere” capaci di durare nel tempo. Quale pensa sia la sfida più importante perché anche le imprese italiane possano costruire valore nel lungo periodo?
Imparare a considerare l’impresa come un’opera destinata a durare oltre chi l’ha fondata. Al Meeting di Rimini abbiamo affrontato questo tema parlando di “gratuità nel lavoro”: quando si comprende che il proprio impegno contribuisce a un bene più grande, cambia anche il modo di viverlo. Lo stesso vale per un’impresa: se nasce per rispondere a un bisogno reale, acquista un significato che supera la persona che l’ha creata. Mi piace ricordare l’esempio di Antoni Gaudí. Quando iniziò la Sagrada Família sapeva che non l’avrebbe mai vista completata, ma lasciò una visione chiara a chi sarebbe venuto dopo di lui. Credo che ogni imprenditore dovrebbe fare lo stesso: costruire qualcosa che possa continuare a generare valore anche oltre la propria presenza.

Cdo-Innovation-Hub_Ai-Week

Uno scatto del Cdo Innovation Hub all’AI Week di Milano, il principale evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale

Se potesse chiedere una sola riforma al Governo capace di incidere realmente sulla competitività delle imprese italiane, quale sarebbe?
In realtà sono almeno due. La prima riguarda la scuola e la formazione. Oggi competiamo in un mercato globale, nel quale i giovani possono scegliere di lavorare praticamente ovunque e, allo stesso tempo, l’Italia deve essere capace di attrarre talenti provenienti da altri Paesi. Per questo è fondamentale costruire percorsi formativi che preparino i ragazzi sia dal punto di vista tecnico che culturale. La seconda è la semplificazione burocratica. Occorre ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e imprese, riconoscendo il contributo che queste offrono allo sviluppo economico e sociale del Paese. A questo si lega il tema del welfare. Con l’invecchiamento della popolazione sarà sempre più necessario valorizzare la collaborazione tra pubblico e privato. Molte imprese già oggi investono nel benessere dei propri dipendenti e dei territori: questo ruolo dovrebbe essere maggiormente riconosciuto come una risorsa per l’intero sistema.

Cdo condivide con il Meeting di Rimini una lunga storia di dialogo tra impresa, cultura e società. Quale messaggio spera che gli imprenditori abbiano portato con sé dal Meeting e possano tradurre nella vita quotidiana delle loro aziende?
Che mettere le persone al centro non è soltanto una scelta etica, ma una decisione che incide direttamente sulla competitività dell’impresa. È il messaggio che abbiamo scelto di raccontare attraverso la figura di Léon Harmel, imprenditore francese della seconda metà dell’Ottocento che contribuì ad alimentare quella riflessione sul lavoro, sulla dignità della persona e sul ruolo dell’impresa che avrebbe poi trovato compimento nell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Harmel non si limitò a condividere quei principi, ma li tradusse nella gestione concreta della propria azienda, introducendo innovazioni allora rivoluzionarie. Dimostrò così che una visione dell’impresa fondata sulla centralità della persona non serve semplicemente a “fare la cosa giusta”, ma contribuisce a creare sviluppo economico e sociale nel tempo.

Qual è la convinzione sul fare impresa che aveva quando ha iniziato e che adesso ha completamente cambiato?
Quando ho iniziato pensavo che un’azienda avesse successo se cresceva continuamente, soprattutto dal punto di vista dimensionale. Ora sono convinto che la crescita economica, benché fondamentale per garantire solidità e continuità, non basti a definire il valore di un’impresa. Oggi considero davvero riuscita un’azienda capace di creare un ambiente in cui le persone possano crescere professionalmente e umanamente, trovare soddisfazione nel proprio lavoro e generare valore per clienti, collaboratori e territorio.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata