Arsenalia, l’unione fa la forza

Il co-fondatore Marco Dalla Libera racconta il percorso di integrazione che ha riunito sotto la stessa entità le dieci società che facevano parte del Gruppo per rispondere al meglio alle esigenze dei clienti e del mercato

Arsenalia, l'unione fa la forzaMarco Dalla Libera, Partner e co-fondatore di Arsenalia

Con oltre mille professionisti attivi su scala globale, sette aree di specializzazione e un piano di sviluppo che punta a 200 milioni di euro di ricavi, Arsenalia si presenta oggi come uno dei player indipendenti più strutturati della consulenza tech e digitale in Italia. A gennaio 2026 ha completato un’importante operazione di integrazione societaria, riunendo dieci aziende – tra cui Alpenite, Altitudo, Ccelera e Vulcano Agency – in un’unica organizzazione, con una governance semplificata e una visione industriale chiara: coniugare strategia, esecuzione e innovazione per accompagnare le aziende nella trasformazione digitale.
Con Marco Dalla Libera – partner e co-fondatore – abbiamo approfondito le scelte che hanno guidato questa evoluzione.

Qual è stato il principale obiettivo strategico della fusione?
Nel tempo siamo cresciuti come un insieme di realtà che, pur condividendo una visione comune, operavano in modo autonomo nella propria missione e nel go-to-market. Negli ultimi anni, però, ci siamo resi conto che la tecnologia non è più solo uno strumento abilitante, ma è divenuto un elemento strutturale dei processi operativi dei nostri clienti. Abbiamo quindi capito che il valore non stava più solo nella specializzazione verticale, ma nella capacità di integrare competenze diverse in modo sinergico. Questo ci ha spinto a ripensare il nostro posizionamento e a riorganizzare l’intera struttura aziendale per esprimere al meglio questo valore.

Quali sono stati gli ostacoli più significativi affrontati nel processo di integrazione?
La sfida più grande è stata armonizzare processi e culture diverse, senza perdere le specificità che ogni team aveva sviluppato nel tempo. Abbiamo affrontato lo stesso tipo di problematiche che normalmente aiutiamo a risolvere nelle aziende nostre clienti: il superamento dei silos organizzativi, la gestione del cambiamento, l’uscita dalla comfort zone. Costruire un’organizzazione che valorizzasse le competenze senza appiattirle ha richiesto un importante sforzo di change management interno.

Arsenalia, l'unione fa la forza

I sette fondatori di Arsenalia: d sinistra, Matteo Pecori, Giovanni Marta, Valentino Girardi, Federico Favero, Gianluigi Alberici, Marco Dalla Libera, Giulio Marcon

Arsenalia ha strutturato la propria offerta in sette domain strategici. Quali di questi settori ritenete più critici per la crescita futura e come state sviluppando le competenze interne per presidiare questi ambiti?
Sicuramente AI e Cybersecurity sono due pilastri centrali per la nostra evoluzione. Per presidiare questi ambiti, stiamo investendo in un ampio programma di reskilling, volto a formare figure professionali più “rotonde”, capaci di integrare visione tecnologica, analisi dei dati e comprensione dei processi aziendali. Allo stesso tempo, siamo alla ricerca di profili con competenze verticali molto specifiche, come data analyst e specialisti dell’automazione industriale.

Nel 2026 prevedete oltre 100 nuove assunzioni. Che tipo di profili cercate e come intendete attrarre e trattenere i talenti?
Il nostro obiettivo è da sempre creare un ambiente di lavoro che promuova il benessere, riducendo la competizione interna e valorizzando la collaborazione. Offriamo flessibilità, meritocrazia e reali opportunità di crescita. Oltre a figure altamente tecniche, cerchiamo anche profili con background umanistici, capaci di coniugare strategia, comunicazione e tecnologia. Lavorare sulla contaminazione delle competenze è un tratto distintivo della nostra cultura organizzativa.

Avete annunciato 10 milioni di euro di investimenti in R&S. In quali aree tecnologiche si concentreranno?
I nostri investimenti in ricerca e sviluppo, salvo rari casi, non sono orientati alla produzione di software proprietario, ma alla sperimentazione di use case reali, magari spingendo un po’ al “limite” l’utilizzo di tecnologie già esistenti. Collaboriamo spesso con i clienti in logiche di co-investimento per sviluppare soluzioni innovative che risolvano problemi concreti. Stiamo inoltre realizzando presso i nostri uffici di Padova un centro di controllo avanzato per la Cybersecurity, che verrà inaugurato nel corso di quest’anno. Uno spazio dedicato alla gestione 24/7 della sicurezza dei nostri clienti grazie a team di esperti e agenti AI sviluppati internamente.

Arsenalia, l'unione fa la forza

Il team di Arsenalia che ha partecipato alla AI Week

Si può fare un esempio recente che sintetizzi al meglio questo approccio?
Certamente. Stiamo lavorando con un cliente del furniture design per risolvere le difficoltà di comunicazione legate ai diversi step di configurazione e personalizzazione offerti per i prodotti. A questo scopo stiamo sviluppando un sistema AI che, partendo da un semplice input contenente misure e preferenze, generi un render fotorealistico di quella che potrebbe essere la cucina ideale di ciascun cliente. Non si tratta solo di efficienza: è un modo per comunicare meglio il potenziale del brand. Con un cliente del fashion, invece, stiamo co-sviluppando uno strumento che supporti l’ufficio stile nella creazione di nuove collezioni, triplicando la velocità di generazione dei moodboard. In entrambi i casi, l’AI diventa abilitatrice di creatività e accelerazione.

Come integrate l’AI nei progetti di trasformazione digitale, e quali sono le sfide più complesse da gestire a livello operativo e culturale?
Comprensibilmente, visto il contesto macroeconomico, finora l’AI è stata usata soprattutto per migliorare l’efficienza operativa. Ma il vero potenziale credo emergerà a partire da quest’anno, e riguarda la possibilità di immaginare nuovi utilizzi di questo strumento. La sfida più grande è far comprendere ai clienti che non si tratta solo di automatizzare ciò che già esiste, ma di ripensare il modo stesso in cui si crea valore. E questo richiede un profondo lavoro sui dati, spesso ancora organizzati in silos. La cultura del dato è quindi un prerequisito fondamentale, così come il superamento di barriere organizzative che ostacolano l’integrazione tra funzioni.

In un mercato dominato da grandi multinazionali della consulenza, Arsenalia rivendica con orgoglio la propria indipendenza. In che modo questa scelta influisce sulle strategie aziendali e sul rapporto con i clienti?
Essere indipendenti da un lato implica una maggiore cautela nella gestione delle risorse, ma dall’altro significa poter ragionare sul lungo periodo, senza la pressione di investitori esterni. Questo ci consente di esplorare anche aree non ancora redditizie ma strategiche, e di costruire relazioni solide con i clienti, basate sulla fiducia reciproca. Inoltre, possiamo co-investire in progetti di innovazione senza doverci preoccupare della marginalità di breve termine.

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Gli uffici dell’azienda

Quali sono i mercati esteri su cui state puntando maggiormente per rafforzare la vostra presenza internazionale?
Al momento siamo già presenti nel Regno Unito, in Francia e in Svizzera, dove intendiamo consolidare la nostra posizione. Nel 2026 abbiamo anche avviato un progetto in Germania, puntando sia all’apertura di un nuovo mercato sia al rafforzamento della nostra offerta per il settore manifatturiero. Stiamo inoltre valutando il mercato cinese: l’idea è di fare da ponte culturale e tecnologico da e verso il Paese asiatico.

Guardando ai prossimi tre anni, quali saranno i principali driver di crescita per Arsenalia?
Oltre a rafforzare i nostri mercati di riferimento, stiamo investendo in ambiti che probabilmente porteranno valore aggiunto più in là nel tempo. Tenendo presente che un terzo del nostro fatturato arriva dal domain che definiamo Customer Experience & Revenue Growth, stiamo ragionando molto sull’integrazione tra AI e, appunto, customer experience. Siamo convinti che nei prossimi anni l’intelligenza artificiale trasformerà radicalmente il modo in cui le aziende comunicano, vendono e si rapportano con i consumatori. Su questo fronte stiamo investendo sulla extended reality, perché pensiamo che le esperienze degli utenti usciranno presto dalla dimensione 2D dei device cui siamo abituati. Inoltre, stiamo spingendo molto sull’applicazione dell’AI al manifatturiero. Il passo successivo, che in realtà in molti contesti è già il presente, sarà quello della robotica.


Questa intervista è stata pubblicata su Business People di marzo 2026, scarica il numero o abbonati qui

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