Era il 1996 quando Alberto Bertone, allora trentenne e con nessuna esperienza nel settore del beverage, decide di cambiare radicalmente rotta e portare sul mercato l’acqua che sgorga da una fonte a 1.950 metri di altitudine nel cuore delle Alpi Marittime. Oggi quella scommessa si chiama Acqua Sant’Anna, leader nazionale del comparto, con 1,6 miliardi di bottiglie prodotte nel 2024 e 334,3 milioni di euro di fatturato.
Dietro questo successo non c’è solo la purezza di una sorgente incontaminata, ma la visione di un imprenditore atipico, con un passato nell’edilizia, un piglio da comunicatore e la capacità di sfidare i colossi multinazionali in un mercato iper competitivo dove si contano quasi 300 marchi solo in Italia.
Un’impresa nata in famiglia
L’intuizione originaria è del padre, Giuseppe Bertone, costruttore torinese che negli anni 90 decide di investire fuori dal mattone. Con lui, Alberto esplora le vallate sopra Vinadio e si convince che quell’acqua, dalle qualità salutari già celebrate nei documenti del Cinquecento, può diventare un prodotto di largo consumo. È così che nasce Acqua Sant’Anna, azienda a conduzione familiare che in pochi anni riesce a imporsi sul mercato con un marchio nuovo e italiano al 100%.
Bertone punta da subito su qualità, tecnologia e immagine. La sua esperienza nell’edilizia si rivela un vantaggio: costruisce uno stabilimento da 60.000 metri quadri, hi-tech e interamente automatizzato, in grado oggi di produrre fino a 3 miliardi di bottiglie all’anno.
Due leve del successo
Già nel 2008 lancia una bottiglia biodegradabile da 1,5 litri, la prima nel mass market a livello globale. Da lì, l’azienda diventa pioniera del packaging sostenibile, sperimentando materiali vegetali e riducendo consumi ed emissioni. Parallelamente, investe in automazione, logistica green e trasporto su rotaia, e introduce in fabbrica robot a guida laser e sistemi energetici a basso impatto.
Ma è anche la comunicazione a fare la differenza. Bertone crede nella pubblicità comparativa, in anni in cui nessuno osava: mette i dati delle acque a confronto, pubblica spot iconici – come quello con il Gabibbo e la voce di Mike Bongiorno – e si espone in prima persona. Persino l’etichetta, si ricorda in un articolo de La Stampa, riporta il volto del figlio neonato, Filippo (oggi ventenne): una scelta diventata marchio di fabbrica e messaggio di fiducia per il consumatore.
La diversificazione: SanThè, SanFruit e il salto nel beauty
Consolidata la leadership nelle acque minerali, Bertone guida l’azienda nella diversificazione del prodotto. Nascono SanThè, poi SanFruit, infusi naturali e bevande a base di frutta. Negli anni più recenti arriva la gamma Sant’Anna Beauty, con integratori al collagene e all’acido ialuronico, e Sant’Anna Pro, una linea proteica pensata per il wellness. Oggi il portafoglio supera le 350 referenze.
Già da tempo presente in Cina, Arabia Saudita, Russia, Usa e Sudafrica, Bertone compie nel 2024 un passo importante sul fronte internazionale: acquisisce Eau Neuve, marchio francese di fascia alta specializzato nell’horeca. Un’operazione da 50 milioni di euro, che permette di rafforzare la presenza nel mercato europeo con un modello di business sostenibile e complementare.
Un’azienda che resta in famiglia
Con la scomparsa prematura di Alberto Bertone, la guida dell’azienda passa al fratello Fabrizio, come riportato da La Repubblica. Già coinvolto da tempo nella vita aziendale, sarà lui a portare avanti la visione familiare e imprenditoriale che ha fatto di Acqua Sant’Anna un caso di studio nei corsi universitari di economia e un modello osservato anche dalle grandi multinazionali del food & beverage.
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© Silvano Pupella




