A lezione dai classici

Altro che memoria del passato: la cultura antica, spiega il professore dell’Università di Siena, offre chiavi concrete per comprendere il presente e guidare il cambiamento. Anche in azienda

A lezione dai classici

Professore Emerito di Filologia Classica all’Università di Siena, nel corso della sua carriera Maurizio Bettini oltre che nella città della celebre Palio ha insegnato anche nelle Università di Pisa, Venezia e Berkeley, negli Stati Uniti. Proprio a Siena, quarant’anni fa, ha contribuito a fondare il Centro interdipartimentale di studi sull’Antropologia del Mondo Antico. «Da allora», ricorda, «abbiamo sviluppato un importante dottorato in Antropologia del Mondo Antico, unico in Italia, e abbiamo sviluppato due collane di studi oltre a una rivista. Le nostre ricerche sono rivolte alla facies antropologica dell’antichità, ovvero a tutti quei temi e soggetti che – come religione, mito, parentela, genere, rapporto uomo-animale… – costituiscono anche argomenti degli studi antropologici correnti. Lo abbiamo incontrato per riflettere con lui su come la cultura classica possa oggi offrire strumenti preziosi a tutti noi, manager e imprenditori compresi.

Perché, in un’epoca dominata da tecnologia e innovazione, dovremmo ancora guardare ai Greci e ai Romani?
Contrapporre la conoscenza dell’antichità, e la cultura umanistica in genere, alla cultura tecnico-scientifica è un errore diffuso. Non si tratta di contrapporre, ma di integrare. La vita di una persona non è fatta solo di produzione, ma anche di fruizione. Fruizione di musei, monumenti e tesori della letteratura di ogni tempo. Perché privare i giovani e i meno giovani di questa splendida opportunità? È una sciocchezza e una ingiustizia.

Lei ha esperienza di insegnamento anche negli Stati Uniti, nazione molto “giovane”? Lì c’è interesse per il mondo antico?
Negli Usa questo interesse c’era senz’altro, le Università, non solo quelle grandi, avevano il loro Dipartimento di Classics e le varie discipline di storia antica. Quello che manca è l’interesse, diciamo diffuso, per l’antichità che caratterizza soprattutto l’Italia, in cui libri e documentari di divulgazione raggiungono anche un pubblico ampio. L’America è un Paese complicato! Non si può descrivere in poche parole. Da qualche anno, il movimento Decolonizing Classics sta terremotando tutti i dipartimenti di queste discipline, mentre le amministrazioni tendono a ridurle per motivi di budget. E Trump fa la guerra alle Università e alla ricerca in generale.

Manager e grandi classici: perché la letteratura entra nelle Business School

Quali comportamenti, valori o dinamiche sociali del passato ritroviamo ancora oggi nella società e nelle organizzazioni?
Il nostro Senato altro non è che il senatus romano, la nostra famiglia (latino familia) è ancora in parte disegnata su quella romana. Quando parliamo di religione, ossia in Italia il Cristianesimo, non dobbiamo dimenticare che tutto ciò è nato in Grecia e a Roma. Soprattutto, però, a me l’antichità interessa perché è la nostra cultura, perché abbiamo continuato a leggere i libri dei Greci e dei Romani e ancora lo facciamo, ma è contemporaneamente una cultura altra, diversa. Possiamo così confrontarci con questa “alterità vicina”, più facile da osservare, ma non meno ricca di stimoli per comprendere meglio la nostra cultura, per via di comparazione.

Nel suo libro Roma, città della parola racconta una civiltà fondata sulla forza del linguaggio. Oggi nelle aziende si parla molto di storytelling. Quanto contava la parola nella cultura romana e cosa può insegnare oggi a chi guida un’organizzazione?
La parola parlata era centrale. Basti pensare che buona parte del diritto – il ius, la creazione principale della civiltà romana – era trasmesso ed esercitato oralmente. Così come la retorica, l’arte di ben parlare, di persuadere un uditorio, era al centro del modello educativo greco e romano. Per chi guida oggi un’organizzazione, studiare la retorica antica offrirebbe moltissimi vantaggi, accrescerebbe la sua autorità e la sua capacità di comunicare e persuadere.

Se un manager di oggi le dicesse di non avere tempo per i classici, lei come lo convincerebbe del contrario?
Citando un recente intervento di Luigi Lovaglio, Ceo di Banca Mps, che si è concluso con una citazione latina, tra l’altro molto pertinente e persuasiva. Evidentemente lui il tempo per leggere qualche classico l’ha trovato. E poi, vorrebbe forse dire che un manager, se non ha tempo per i classici, non ha tempo neppure per leggere dei buoni romanzi, andare a teatro, a sentire un concerto? Oh Dio, povero manager, che vita grama!

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