Si apre una fase decisiva: la Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il blocco dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, respingendo la richiesta di sospensione presentata da Acciaierie d’Italia e dall’ex Ilva in amministrazione straordinaria. Lo spegnimento degli impianti dovrà essere completato entro il 28 ottobre, con una possibile riduzione progressiva delle attività già nelle prossime settimane.
Al centro della decisione c’è il conflitto tra continuità produttiva e tutela della salute. I giudici hanno ribadito che, nel confronto tra il diritto all’esercizio dell’attività d’impresa e quello dei cittadini alla salute e a vivere in condizioni ambientali tollerabili, deve prevalere quest’ultimo. Una posizione che si inserisce nel solco tracciato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 25 giugno 2024 sul caso Ilva. Secondo i giudici europei, l’autorizzazione a mantenere in funzione un impianto industriale non può prescindere dalla valutazione dei rischi per ambiente e salute.
Il rischio ambientale
La decisione milanese sulla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva richiama anche le criticità ambientali dello stabilimento, tra cui la presenza di oltre 2.000 tonnellate di amianto e i rischi legati alle emissioni di polveri sottili. Per la Corte, il danno economico derivante dallo spegnimento non può prevalere sui valori della vita e della salute, considerati di rilievo costituzionale.
Ma allo stop produttivo si accompagna una nuova emergenza occupazionale. L’Aigi ha riattivato le procedure di licenziamento nell’indotto e migliaia di lavoratori sono esposti alle conseguenze della fermata. Il 14 settembre Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero, con blocchi stradali a Taranto, chiedendo al governo garanzie concrete sul futuro occupazionale. Il Governo dovrà ora accelerare una soluzione industriale capace di conciliare produzione, decarbonizzazione, risanamento ambientale e occupazione. Un nuovo tavolo è stato convocato per il 15 settembre.
© Riproduzione riservataEx Ilva, partono i licenziamenti: 2.500 lavoratori dell’indotto a rischio

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