Anche lo Spid di Poste Italiane, sinora rimasto gratuito, potrebbe diventare un servizio a pagamento. Secondo alcune indiscrezioni, potrebbe introdurre un canone annuale di circa 5 euro. Considerando gli oltre 20 milioni di italiani che lo utilizzano, potrebbe esserci un incremento di fatturato stimato intorno ai 100 milioni di euro l’anno.
L’azienda potrebbe quindi seguire le orme di altri operatori che sono già passati al sistema di pagamento con un canone annuo. Si va dai 4,90 euro più Iva di Aruba, ai 5,98 euro di InfoCert e i 9,90 euro di Register. Succede mentre il Governo si sta muovendo per abbandonare progressivamente lo Spid, a favore di soluzioni pubbliche come la Cie e l’IT Wallet.
I motivi dei cambiamenti in corso
I cambiamenti rispetto allo Spid a pagamento, che sia di Poste Italiane o di altri operatori, dipendono dai finanziamenti statali. Alla fine del 2022 le convenzioni tra lo Stato e i gestori privati sono scadute. Per evitare interruzioni nel servizio, AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale, ha prorogato d’ufficio gli accordi fino ad aprile 2023. Intanto, però, i gestori hanno richiesto un sostegno economico per sostenere i costi operativi e di manutenzione del sistema.
Il Governo ha promesso un finanziamento di 40 milioni di euro, inserito in un emendamento del Pnrr, che però non è stato subito erogato. Le aziende hanno firmato le nuove convenzioni a ottobre 2023, ma il decreto attuativo per lo sblocco dei fondi è stato firmato solo a marzo 2025. In questo lasso di tempo, hanno trovato una strada alternativa e hanno considerato di chiedere un contributo agli utenti.
In questo quadro Poste Italiane, che sinora ha lasciato il servizio gratuito, detiene circa il 70% degli utenti Spid. Se decidesse di introdurre un canone annuale potrebbe modificare gli equilibri del settore in maniera sostanziale. Intanto, l’IT Wallet ha registrato oltre 10 milioni di documenti in nove mesi, mentre la Cie è passata dai 5,5 milioni di attivazioni nel maggio 2024 a 7,3 milioni nello stesso mese del 2025.
L’obiettivo dell’Esecutivo è che entro giugno 2026 il 70% degli italiani disponga di un’identità digitale, facendo in modo che lo Spid venga superato dal portafoglio elettronico e che in esso vengano contenute patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità.
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