San Siro, il giorno della verità per Inter e Milan

Lunedì 29 ottobre il Consiglio comunale di Milano vota sulla vendita del Meazza: senza un accordo, le due squadre pronte a trasferirsi fuori città

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Il futuro dello stadio San Siro si gioca in un voto che potrebbe cambiare il volto calcistico di Milano. Lunedì 29 settembre il Consiglio comunale è chiamato ad approvare la delibera per la vendita del Meazza e delle aree circostanti a Inter e Milan, per un valore complessivo di 197 milioni di euro, al netto di una quota fino a 22 milioni destinata a extra lavori di bonifica e riqualificazioni urbane.

Il via libera dell’Aula rappresenterebbe il punto di svolta di una vicenda che si trascina da oltre sei anni. In caso contrario, le due società hanno già pronte le alternative fuori città: San Donato Milanese per il Milan e, almeno fino a gennaio scorso, Rozzano per l’Inter, che però ha visto scadere l’opzione sull’area individuata.

Il sindaco Giuseppe Sala, intervenuto durante la discussione in Consiglio, ha avvertito che senza l’approvazione della delibera “Milan e Inter si muoverebbero con rapidità verso un’altra situazione”. Per il Milan, ciò significherebbe riattivare il progetto a San Donato, attualmente congelato, mentre per l’Inter le alternative restano più nebulose. Una delle ipotesi, tutt’altro che remota, è che entrambe possano ritrovarsi a condividere un nuovo impianto alle porte del capoluogo lombardo.

Il dibattito a Palazzo Marino è acceso. Dopo una prima seduta fiume di quattro ore, si voterà in seconda convocazione lunedì, dove basteranno 15 consiglieri presenti per procedere. Servirà comunque almeno un voto in più favorevole rispetto ai contrari. I conti parlano di 32 consiglieri di maggioranza, di cui 7 dichiaratisi contrari. A pesare sulla decisione potrebbe essere anche il parere critico del Comitato per la legalità, presieduto da Nando Dalla Chiesa, che ha sollevato il rischio di speculazioni edilizie e possibili infiltrazioni criminali.

San Siro: per il nuovo stadio, Milan e Inter scelgono Foster+Partners e Manica

Ieri, il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, ha espresso il suo auspicio a margine di un evento all’Università Bicocca: “Con sensibilità e intelligenza, spero che gli amministratori possano capire che la città ha bisogno di uno stadio nuovo, moderno. Milano ha dovuto rinunciare all’invito della Uefa di ospitare la finale di Champions e ora è fuori dalle città candidate a rappresentare l’Italia a Euro 2032. Io mi auguro che non ci siano preclusioni, tutto dovrà essere fatto con la massima trasparenza, garantita da Milan e Inter. Spero che questo problema annoso venga risolto al più presto”.

L’accelerata della giunta ha spaccato anche il centrosinistra. Il Partito Democratico milanese ha ribadito il suo pieno sostegno alla delibera, temendo un ritorno all’immobilismo che comporterebbe la gestione di un impianto sempre più obsoleto a carico dei cittadini. Di parere opposto i Verdi, che criticano sia l’impostazione della vendita che i tempi stretti imposti per l’approvazione. Le opposizioni, invece, denunciano la mancanza di chiarezza sui progetti delle squadre e sulla struttura societaria che rileverebbe l’area.

Intanto, da Venezia arriva un segnale incoraggiante per i tempi di realizzazione: il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha confermato che è già stato indicato il commissario per gli stadi, previsto dal decreto convertito ad agosto. Un passo avanti importante, che potrebbe favorire l’iter burocratico una volta presa la decisione definitiva.

Il voto di lunedì non è solo una questione sportiva, ma una scelta strategica per la città. In ballo non c’è solo il destino di uno stadio storico, ma anche il futuro urbanistico di un intero quartiere e le prospettive delle due maggiori società calcistiche milanesi.

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