È stato firmato l’atto che ufficializza il passaggio di proprietà dello stadio San Siro ad Ac Milan e Fc Internazionale, per un valore di 197 milioni di euro. L’acquisto, siglato con il Comune di Milano, riguarda l’intero compendio immobiliare della cosiddetta Grande Funzione Urbana San Siro, inclusi lo stadio Meazza e le aree circostanti.
L’operazione, che arriva alla fine di un iter durato sei anni, dà il via a un investimento da 1,2-1,4 miliardi di euro, destinati a un nuovo stadio da 71.500 posti e a un’ampia operazione di rigenerazione urbana che cambierà il volto del quartiere.
Clausole e investimenti ambientali
Il nuovo impianto, che sarà realizzato dagli studi Foster + Partners e Manica, dovrebbe essere pronto nel 2031 per ospitare gli Europei del 2032. La struttura prevede un podio multifunzionale, due anelli con visibilità ottimale da ogni punto e un’area attiva 365 giorni l’anno. Del vecchio Meazza resterà solo un tratto della Curva Sud, rifunzionalizzato all’interno del nuovo spazio.
Il contratto di compravendita include clausole di tutela imposte dal Consiglio comunale: mantenimento del controllo della società acquirente per 15 anni, restituzione al Comune di 80.000 mq a lavori finiti, di cui 50.000 mq di verde profondo, e 14 milioni di euro destinati a progetti ambientali. Inoltre, il Comune ha ottenuto diritto di prelazione su eventuali vendite future e un earn-out in caso di rivendita con plusvalenza entro cinque anni.
L’indagine per turbativa d’asta
L’entusiasmo per la chiusura dell’accordo è stato subito smorzato dalla notizia dell’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Milano. L’inchiesta, inizialmente esplorativa, ora si concentra sull’ipotesi di turbativa d’asta, legata all’avviso pubblico lanciato dal Comune il 23 marzo, che ha concesso solo 37 giorni a eventuali concorrenti per presentare offerte alternative.
Il promoter Claudio Trotta, ascoltato dai PM come testimone, ha dichiarato che lui e la multinazionale Asm Global avrebbero partecipato volentieri se il bando avesse riguardato solo lo stadio e non anche i terreni, e se i tempi fossero stati più ampi. Secondo Trotta, l’operazione ha favorito una speculazione immobiliare, impedendo una reale competizione.
La Procura starebbe verificando anche la congruità del prezzo di vendita, considerato troppo basso da parte di alcuni comitati e consiglieri. La questione si complica ulteriormente per una clausola contrattuale: in caso di impedimenti giudiziari, Milan e Inter possono rescindere unilateralmente l’accordo. Una possibilità che al momento non si è concretizzata, ma che pone interrogativi sul futuro dell’operazione.
La vicenda continua a suscitare divisioni in città. Se i club esultano per un nuovo capitolo per Milano e un progetto che riflette le ambizioni di RedBird e dei fondi gestiti da Oaktree, le voci critiche – dai comitati alla politica – chiedono ancora di salvare l’intero Meazza, ritenuto un simbolo del calcio italiano e perfettamente riutilizzabile anche senza le partite.
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