Una Pec della Prefettura di Reggio Calabria compromessa da criminali informatici è stata utilizzata per ottenere da Revolut dati personali e finanziari di circa 680 clienti. Le richieste, provenendo da un indirizzo istituzionale autentico, sono state inizialmente trattate dalla banca digitale come normali adempimenti verso un’autorità.
Nelle mani degli hacker sono così finiti documenti d’identità, fotografie utilizzate per la verifica dei clienti, Iban, estratti conto e cronologie delle operazioni. Va evidenziato che non c’è stata un’intrusione nei sistemi di Revolut: i criminali hanno sfruttato una casella istituzionale di cui avevano preso il controllo per presentare richieste apparentemente legittime.
Revolut, cosa è successo con la Pec violata
Revolut ha definito l’episodio una «sofisticata truffa di impersonificazione esterna» e ha precisato che i propri sistemi e i fondi dei clienti non sono stati compromessi. Una volta individuato l’inganno, la fintech ha bloccato l’indirizzo utilizzato per le richieste e informato l’ente interessato, le forze dell’ordine, le autorità per la protezione dei dati e quelle di vigilanza finanziaria. I clienti coinvolti sono stati contattati direttamente.
Sulla vicenda indaga la Polizia postale, che sta cercando di ricostruire come sia stato possibile prendere il controllo della casella certificata e risalire agli autori della frode. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa Revolut avrebbe presentato denuncia per accesso abusivo ai sistemi informatici, frode e trattamento illecito dei dati personali.
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