La reputazione aziendale è ormai riconosciuta come un fattore determinante per la competitività, la fiducia del mercato e le performance di business. Eppure, nonostante questa consapevolezza, molte imprese italiane non dispongono ancora di strumenti e risorse adeguati per gestirla in modo strutturato.
È quanto emerge dalla ricerca La nuova economia della reputazione, realizzata da Disclosers in collaborazione con AstraRicerche su un campione di 400 responsabili marketing, comunicazione e Pr di aziende italiane con almeno dieci dipendenti.
Il divario tra priorità e investimenti
Secondo lo studio, il 64% delle imprese considera la reputazione una priorità strategica, ma soltanto il 20% dispone di una funzione aziendale e di un budget dedicato alla sua gestione. Il dato evidenzia un divario tra la consapevolezza dell’importanza della reputazione e la capacità di trasformarla in una leva manageriale concreta. Un ulteriore 5% delle aziende, inoltre, dichiara di intervenire esclusivamente in modo reattivo, cioè quando si verifica una crisi.
Per gli intervistati, la reputazione nasce innanzitutto dalla qualità reale di prodotti e servizi (43%), seguita dalla soddisfazione e dalla fedeltà dei clienti (35%) e dalla coerenza tra valori dichiarati e comportamenti aziendali (32%). I clienti finali e i partner commerciali sono considerati i principali soggetti capaci di influenzare la percezione di un’impresa.
L’impatto sul business è concreto: quasi sette aziende su dieci affermano di evitare collaborazioni con fornitori o partner caratterizzati da una reputazione negativa. Un segnale di come la credibilità sia diventata un elemento decisivo anche nelle relazioni B2B.
Grande attenzione viene riservata anche all’employer branding. Il 63% delle aziende gestisce la reputazione verso dipendenti e candidati separatamente da quella commerciale, con l’obiettivo di attrarre talenti qualificati, rafforzare il posizionamento sul mercato e migliorare il clima interno.
Il peso di Ceo e informazione
Lo studio evidenzia inoltre il peso crescente del top management. Per il 76% del campione, la reputazione del Ceco incide direttamente sull’immagine dell’azienda. Allo stesso tempo, dichiarazioni controverse dei vertici, utilizzo improprio dei social media, violazioni dei dati e crisi di prodotto rappresentano tra i principali rischi reputazionali.
Sul fronte della comunicazione, le testate giornalistiche online continuano a essere considerate il canale più efficace per costruire autorevolezza, seguite dai media internazionali e dalla stampa specializzata. Cresce anche il ruolo di newsletter, podcast e creator digitali, mentre quasi la metà delle imprese ha aumentato gli investimenti negli eventi in presenza dopo il periodo pandemico.
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