Rapporto Censis, in Italia ci sono sempre più poveri e cala la fiducia nella sanità

Rapporto Censis, in Italia ci sono sempre più poveri e cala la fiducia nella sanità© Shutterstock

Secondo l’ultimo rapporto Censis, in Italia ci sono sempre più poveri che hanno paura di non poter usufruire di un sufficiente livello di cure mediche: cala infatti anche la fiducia nella sanità pubblica. Stando ai dati, tra il primo trimestre del 2011 e il primo trimestre del 2025, la ricchezza delle famiglie del nostro Paese è diminuita dell’8,5%. Si tratta di una diminuzione che ha colpito soprattutto il ceto medio.

Come se non bastasse, e direttamente collegato, è un altro numero: il 78,5% degli italiani esprime sfiducia nei confronti di servizi sanitari e assistenziali, ritenendo che, se si trovasse in condizione di non autosufficienza, non potrebbe contare su terapie adeguate. Lo stesso è stato registrato per quanto riguarda i rischi ambientali: il 72,3% crede che, in caso di eventi atmosferici estremi o catastrofi naturali, gli aiuti finanziari dello Stato non basterebbero.

Alcuni dati del rapporto Censis

Il rapporto Censis rileva che il 50% delle famiglie più povere ha evidenziato un calo della propria ricchezza del 23,2%. Quelle fra il sesto e l’ottavo decile hanno subito una riduzione del patrimonio iniziale tra il 35,3% e il 24,3%. Per chi si trova nel nono decile la diminuzione è stata del 17,1% e solo il 10% delle famiglie più ricche ha visto aumentare la propria ricchezza del 5,9%.

Inoltre il 54,7% degli italiani si dichiara disposto a destinare fino a 70 euro al mese per tutelarsi dal rischio di non autosufficienza. Il 52,3% pensa di poter ristrutturare i propri consumi, riducendo alcune spese per destinare quanto risparmiato all’acquisto di strumenti assicurativi sulla vita, la salute e la scarsità di risorse.

Tuttavia il 70% non sta mettendo in pratica nessun piano. Soltanto il 10,7% si dice pronto a ricorrere a polizze assicurative per affrontare questa eventualità. La maggior parte opta per soluzioni alternative: il 37,2% afferma che “ci penserà se e quando accadrà”, il 34,5% che “ricorrerà ai risparmi”, il 22,0% “conterà sul welfare pubblico”, il 19,9% “sull’aiuto dei familiari” e il 14,7% su “amici e volontari”.

Sempre più anziani nel mondo del lavoro

L’aumento di 833 mila occupati, nel biennio 2023-2024, è dovuto prevalentemente agli over 50 che sono stati 704 mila: l’84,5% del totale. Fra i giovani invece sono in netto aumento gli inattivi, che salgono a +176 mila nei primi dieci mesi dell’anno (+3,0%).

Fra il 2023 e l’anno scorso, l‘input di lavoro supera largamente la crescita dell’economia: +3,7% gli occupati, +5,3% le ore lavorate, solo +1,7% il Pil. Ecco allora che calano gli indicatori di produttività: -2% il valore aggiunto per occupato e -3,5% quello per ora lavorata.

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