Petrolio sopra i 100 dollari: il G7 valuta l’uso delle riserve strategiche

Petrolio, l’Opec+ aumenta l’offerta e inizia la guerra dei prezzi© Shutterstock

Il forte aumento del prezzo del petrolio ha spinto i Paesi del G7 a convocare una riunione urgente per discutere possibili misure di emergenza. Il greggio ha infatti superato la soglia dei 100 dollari al barile, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2022 e alimentando preoccupazioni per l’economia globale.

L’impennata dei prezzi è legata soprattutto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno creato timori di interruzioni nelle forniture di petrolio. In particolare, il conflitto con l’Iran e le difficoltà nel traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti del mondo, hanno spinto i mercati a reagire con forti rialzi.

Le ipotesi dei Paesi del G7

Di fronte a questo scenario, i ministri delle Finanze dei Paesi del G7 – Stati Uniti, Canada, Giappone, Italia, Regno Unito, Francia e Germania – hanno discusso la possibilità di rilasciare parte delle riserve strategiche di petrolio per stabilizzare il mercato e frenare la crescita dei prezzi.

Le riserve strategiche sono scorte di petrolio accumulate dai Governi per affrontare situazioni di emergenza energetica. Queste scorte sono coordinate in gran parte dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, che gestisce un sistema globale creato dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta.

Nel complesso, i Paesi membri dell’IEA dispongono di circa 1,2 miliardi di barili di petrolio di emergenza. In caso di crisi, queste scorte possono essere immesse sul mercato per aumentare temporaneamente l’offerta e ridurre la pressione sui prezzi. Secondo alcune ipotesi discusse dai Governi del G7, potrebbe essere rilasciata una quantità compresa fra 300 e 400 milioni di barili, cioè circa un quarto o un terzo delle riserve disponibili.

Petrolio sopra 100 dollari, ipotesi taglio accise

Petrolio sopra i 100 dollari: una misura per calmare i mercati

Visto l’innalzamento dei prezzi del petrolio sopra i 100 dollari al barile, l’eventuale rilascio delle scorte avrebbe soprattutto l’obiettivo di calmare i mercati e rassicurare gli operatori, più che risolvere definitivamente il problema delle forniture. Gli analisti spiegano infatti che queste riserve sono pensate per tamponare shock temporanei e non possono sostituire a lungo termine la produzione petrolifera globale.

Anche il solo annuncio di possibili interventi ha avuto un effetto immediato. Dopo aver sfiorato i 120 dollari al barile, il prezzo del petrolio ha iniziato a ridimensionarsi leggermente quando è emersa la possibilità di un’azione coordinata del G7.

Nonostante le discussioni, non è stato ancora deciso se procedere subito con il rilascio delle riserve. Secondo fonti diplomatiche, c’è consenso sulla necessità di monitorare la situazione e di essere pronti a intervenire, ma alcuni governi preferiscono valutare attentamente i tempi e l’evoluzione della crisi energetica.

Nel frattempo i mercati restano molto sensibili alle notizie provenienti dal Medio Oriente. Se le tensioni dovessero continuare o le rotte petrolifere restare compromesse, la pressione sui prezzi potrebbe aumentare ulteriormente, rendendo sempre più probabile un intervento coordinato delle grandi economie mondiali.

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