La Procura di Milano, nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata a Mediobanca, ha ribadito davanti alla Commissione banche del Senato la propria ipotesi investigativa di un possibile «concerto occulto» tra Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone.
Nel corso dell’audizione, il procuratore capo Marcello Viola e l’aggiunto Roberto Pellicano, titolari del fascicolo, hanno ricostruito quella che, allo stato delle indagini, viene ritenuta la genesi del presunto accordo.
Secondo la ricostruzione illustrata ai senatori, gli elementi raccolti farebbero risalire al 2019 l’avvio di una «volontà comune di ottenere il controllo delle Generali», attraverso investimenti definiti «a scacchiera» tra Mediobanca e il Leone. Un disegno che, sempre secondo l’impostazione accusatoria, non avrebbe inizialmente prodotto l’esito sperato.
Mps-Mediobanca, l’ipotesi investigativa della Procura
La Procura sostiene che tra il 2019 e il 2024 Delfin e Caltagirone avrebbero proseguito in modo coordinato gli investimenti, per poi orientarsi verso un nuovo schema rappresentato dall’Ops su Mediobanca. In questo passaggio si inserirebbe l’ipotesi di omessa comunicazione al mercato dell’esistenza di un accordo, elemento che è alla base della contestazione di «concerto occulto».
Nel quadro delineato dagli inquirenti, un ruolo viene attribuito all’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, definito dal procuratore aggiunto Pellicano come soggetto che avrebbe fornito un «supporto materiale fondamentale» al presunto concerto. Lovaglio risulta indagato insieme a Francesco Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone.
I magistrati hanno inoltre precisato che non vi sono elementi che facciano ritenere il Ministero dell’Economia e delle Finanze oggetto di indagine, pur avendo espresso rilievi critici sulla procedura di collocamento accelerato con cui, a novembre 2024, è stata effettuata una tranche di privatizzazione di Mps.
La posizione della difesa
Alla ricostruzione della Procura si contrappone la posizione della difesa dell’amministratore delegato di Mps. L’avvocato Giuseppe Iannaccone ha dichiarato: «Gli atti e la documentazione confermano, in modo inequivocabile, che Lovaglio ha operato nel rigoroso rispetto della legge e nel costante perseguimento dell’interesse della Banca. La sua totale estraneità emergerà, con assoluta chiarezza, quanto prima».
L’indagine, è stato spiegato nel corso dell’audizione, non si chiuderà in tempi brevi, anche per la complessità tecnica legata all’analisi dei dispositivi sequestrati. Le dichiarazioni rese in Senato arrivano in una fase delicata per Mps, impegnata nel percorso di integrazione con Mediobanca e nel rinnovo del consiglio di amministrazione, con l’assemblea convocata per il 15 aprile.
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