Matteo Achilli è un imprenditore italiano, nato a Roma il 7 febbraio 1992. Si è fatto conoscere soprattutto per aver fondato, nel 2012, Egomnia, una startup innovativa con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra chi cerca lavoro (in particolare giovani laureati) e le imprese.
Questa idea ha origine al liceo quando ,vedendo le classifiche delle università e riflettendo su come molti giovani siano valutati in modo non sempre trasparente, ha pensato a un algoritmo che potesse ordinare i candidati in maniera meritocratica: prendendo in considerazione curriculum, formazione, esperienze, competenze di ognuno.
Come è nata la startup Egomnia
Durante gli studi alla Bocconi, pur con tutte le difficoltà legate all’essere ancora giovane e inesperto, ha messo insieme la versione iniziale del sito grazie all’aiuto di un programmatore, con un budget di base e un piccolo contributo del padre.
Nel corso del 2012 Egomnia è stata lanciata ufficialmente: sito web attivo, iscrizioni di studenti e laureati, inizio di contatti con aziende e proposte per collaborazioni anche con enti pubblici, come la Provincia di Milano.
L’idea è stata brevettata sia in Italia che negli Stati Uniti e Achilli ha ricevuto la medaglia d’oro dalla Presidenza della Repubblica italiana. A fine 2013 la startup contava più di 330 mila iscritti e un valore di contratti firmati pari a 500 mila euro.
Nel giro di pochi anni Egomnia ha raccolto decine di migliaia di utenti e centinaia di aziende aderenti. Matteo Achilli è stato riconosciuto dai media come uno dei giovani imprenditori più promettenti in Italia e la BBC lo ha addirittura incluso nella serie “The Next Billionaires”.
Il valore innovativo dell’idea di Achilli è stato ampiamente riconosciuto. Non a caso, la vita di questo giovane imprenditore nel 2017 è diventata un film dal titolo emblematico, The Startup. Il regista Alessandro D’Alatri ha parlato dell’uomo e del professionista che non si è lasciato abbattere dai dubbi e dalle difficoltà e ha deciso di trasformare in realtà le proprie ambizioni e i propri sogni. Inoltre esiste anche un libro, dal titolo ripetuto ed edito da Rizzoli, che ne racconta le vicende.
Critiche e controversie
Certamente Matteo Achilli è fra quelli che si è chiesto se fosse meglio fondare una piccola impresa o una startup e che non si è fermato all’idea. Ha avuto il coraggio di buttarsi e di vedere che cosa il futuro gli avrebbe riservato se avesse osato.
Tuttavia, qualcuno ha sollevato alcuni dubbi sull’effettiva dimensione e struttura dell’azienda, sulla veridicità di alcuni numeri comunicati attraverso i media e sulla sostanza del modello di business, specialmente nei confronti delle piccole imprese registrate ma poco attive.
L’evoluzione della startup
Nel marzo 2024 Egomnia è stata quotata in Borsa e le è stata attribuita una capitalizzazione di circa 2,3 milioni di euro. Il collocamento privato associato, grazie a questa risorsa, ha raccolto 210 mila euro da 29 investitori. Matteo Achilli, al momento della quotazione, deteneva la maggioranza delle azioni e dei diritti di voto – con oltre il 90% – mentre il flottante era sotto il 10%. I dati finanziari della società evidenziano che, al 30 giugno 2023, Egomnia aveva un valore della produzione di circa 1,2 milioni di euro.
Tuttavia, sono stati rivelati segnali di difficoltà: nei primi sei mesi del 2024 Egomnia ha subito una diminuzione dei ricavi, con un fatturato di circa 722 mila euro (inferiore rispetto allo stesso periodo del 2023 dello stesso periodo), un risultato operativo molto contenuto e uno d’esercizio negativo.
Il modello di Egomnia: idee centrali e struttura operativa
Egomnia si presenta come un social network professionale con algoritmo di ranking: gli utenti (in genere giovani, laureandi o neolaureati) inseriscono il proprio profilo, indicano gli studi effettuati, le esperienze pregresse, le competenze acquisite e l’algoritmo ordina o classifica i candidati a seconda dei vari criteri quantificabili. Questo facilita la selezione per le aziende che hanno dei parametri oggettivi sui quali fare le proprie valutazioni.
Ci sono due grandi aree nel business: i servizi B2C per gli utenti – che comprendono profilazione, orientamento, CV‑building, assistenza a chi cerca lavoro – e servizi B2B o B2B2C per le imprese. Questi sono gli strumenti per le infrastrutture di recruiting. Includono software per la gestione delle candidature, prevedono una collaborazione con agenzie del lavoro, assistenza tecnologica e integrazione con ATS (Applicant Tracking Systems). Il modello di monetizzazione include versioni freemium per le aziende, più soluzioni su misura.
Nuove sfide all’orizzonte
Matteo Achilli e la sua visione avanguardistica si inseriscono in un contesto italiano dove la disoccupazione giovanile è alta. Le opportunità spesso dipendono da reti personali, cooptazioni o raccomandazioni, piuttosto che da processi trasparenti. Egomnia nasce come risposta a questa situazione. Ecco perché è nata una piattaforma che enfatizza il merito, la trasparenza e la meritocrazia.
Purtroppo non è tutto oro quello che luccica o, perlomeno, se luccica è perché dietro c’è tanto lavoro e una dose considerevole di sacrificio. Oltretutto ci sono diverse sfide da considerare. Fra queste, quella di dimostrare la sostenibilità economica nel lungo termine. Inoltre bisogna mantenere una certa credibilità rispetto ai numeri riportati, e che considerano utenti, aziende attive e impatto reale.
Inoltre Matteo Achilli ed Egomnia devono competere in un settore dove altre piattaforme, anche internazionali, e software HR ben strutturati sono già presenti e danno non poco filo da torcere. Ecco perché non ci si può adagiare sugli allori ed è importante aggiornare continuamente la tecnologia, il prodotto, l’esperienza utente. L’obiettivo è restare competitivi in un mercato di squali e in cui le nuove tecnologie rappresentano una risorsa, ma possono anche essere una minaccia (se non sfruttate come si deve).
Innovazione e meritocrazia sono il futuro
Matteo Achilli è una figura che ha attirato molta attenzione. È considerato, per alcuni, il simbolo della nuova generazione di imprenditori italiani che punta sull’innovazione digitale e sul valore del merito. Per altri invece è oggetto di scetticismo, rispetto alle premesse, alle aspettative e ai risultati concreti.
Egomnia, la sua startup, ha fatto passi importanti – dal lancio, ai numeri di utenti e aziende, fino alla quotazione in Borsa – ma sta anche affrontando un momento delicato. In questa fase la verifica dei risultati reali, la gestione finanziaria e la trasparenza divengono cruciali. Chissà se sarà la nuova frontiera del Made in Italy o avrà vita breve. Prendendo in prestito una citazione di Alessandro Manzoni, ai posteri l’ardua sentenza.
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Dal profilo LinkedIn di Matteo Achilli




