La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha dichiarato infondati i ricorsi presentati da Fininvest e dagli eredi di Silvio Berlusconi sulla vicenda del Lodo Mondadori, ritenendo legittime le sentenze civili italiane che hanno portato al risarcimento di 494 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti.
Secondo i giudici di Strasburgo, non vi è stata alcuna violazione del diritto a un equo processo né lesione della presunzione di innocenza dell’ex presidente del Consiglio. L’unico appunto mosso alla giustizia italiana riguarda l’insufficiente motivazione della Cassazione in merito alle spese processuali liquidate a Fininvest per circa 900.000 euro, rilievo che però non ha comportato alcuna sanzione, in assenza di richiesta da parte della società ricorrente.
Le origini della vicenda
La vicenda risale alla fine degli anni 80, quando Mondadori era contesa tra Fininvest, Cir e la famiglia Formenton. Un primo lodo arbitrale del 1990 assegnò il controllo a De Benedetti, ma la Corte d’appello di Roma, con sentenza del giudice Vittorio Metta, lo annullò nel 1991, favorendo l’ascesa di Berlusconi nel Gruppo editoriale. Successive indagini giudiziarie, culminate nel 2007, accertarono che quella sentenza fu ottenuta tramite corruzione in atti giudiziari, con il giudice Metta remunerato per orientare la decisione.
La Cassazione confermò definitivamente il maxi-risarcimento nel 2013. Il ricorso a Strasburgo, avviato nel 2014 da Fininvest, lamentava tra l’altro la violazione del diritto di proprietà e il fatto che le sentenze civili avessero attribuito indirettamente responsabilità penali a Berlusconi. La Cedu ha respinto queste tesi: le decisioni italiane, afferma la sentenza, si sono limitate a constatare responsabilità civili, con valutazioni non arbitrarie e supportate da perizie tecniche.
La pronuncia chiude un contenzioso trentennale su uno dei casi più rilevanti della storia giudiziaria e mediatica italiana.
© Riproduzione riservata
Palazzo Niemeyer, sede del Gruppo Mondadori




