Il patrimonio della holding lussemburghese Lagfin, che detiene il controllo del Gruppo Campari, è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Monza per una presunta evasione fiscale da oltre 5,3 miliardi di euro. A seguito delle indagini della Guardia di Finanza di Milano, sono stati sottoposti a sequestro preventivo titoli Campari per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro, pari al 16% del capitale della società.
Le contestazioni si concentrano sull’operazione di fusione transfrontaliera del 2018 tra la holding italiana Alicros e Lagfin, che portò al trasferimento in Lussemburgo del controllo della società. Secondo gli inquirenti, la manovra avrebbe permesso di eludere il pagamento dell’exit tax relativa alle plusvalenze generate in Italia, ma non dichiarate, quantificate in oltre 5,3 miliardi di euro.
L’inchiesta, avviata a Milano e poi trasferita a Monza per competenza territoriale, ipotizza il reato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici e coinvolge Luca Garavoglia, azionista di controllo del gruppo Campari, e il manager Giovanni Berto, responsabile della filiale italiana di Lagfin.
Secondo le autorità, il trasferimento sarebbe stato solo formale: gli asset detenuti da Alicros sarebbero stati conferiti a una branch domestica di nuova costituzione, ma la gestione effettiva del ramo d’azienda finanziario sarebbe rimasta alla casa madre estera. Per gli investigatori, si sarebbe trattato di un’operazione “elusiva”, finalizzata a trasferire ricchezza fuori dal perimetro fiscale italiano.
Il gruppo, dal canto suo, ha precisato che la controversia fiscale “riguarda esclusivamente Lagfin” e che “non vi è alcuna conseguenza né per Davide Campari-Milano NV né per il Gruppo Campari”. Anche Lagfin ha dichiarato che la vicenda è parte di un “contenzioso fiscale in essere da circa due anni” e che ha “sempre operato nel rispetto delle norme”, aggiungendo che si difenderà “con sereno rigore in tutte le sedi opportune”.
La notizia su Lagfin è stata ripresa da diversi quotidiani. Secondo quanto ricostruito in particolare da Il Sole 24 Ore, la fusione per incorporazione tra Alicros e Lagfin fu decisa nel 2018 con l’obiettivo dichiarato di semplificare la struttura societaria. Alicros, con sede a Sesto San Giovanni, era la società italiana che deteneva direttamente il controllo di Campari, mentre Lagfin era la holding lussemburghese che controllava la maggioranza di Alicros.
Con l’operazione, la nuova Lagfin ha assunto il controllo diretto di oltre il 51% delle azioni Campari (per un valore superiore ai 4 miliardi) e quasi il 39% dei diritti di voto. Tuttavia, secondo le autorità, la fusione non ha comportato un effettivo spostamento operativo, ma solo giuridico e fiscale, lasciando in Italia gran parte dell’organizzazione e dei flussi gestionali.
La Procura di Monza, guidata dal procuratore capo Claudio Gittardi, sta valutando ulteriori sviluppi dell’inchiesta, attualmente circoscritta a ipotesi di illeciti tributari. Campari, che non risulta coinvolta penalmente, continua a operare regolarmente come sesta azienda globale nel settore degli spirit, con un portafoglio di oltre 50 marchi distribuiti in più di 190 Paesi.
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Immagine dal sito lagfin.lu




