Negli ultimi vent’anni il potere economico delle famiglie italiane si è progressivamente indebolito. A certificarlo è un’analisi di Confesercenti-Cer, secondo cui oggi gli italiani risultano più poveri rispetto al 2005, con un netto calo di redditi e consumi e un contesto economico sempre più incerto.
Il dato più significativo riguarda il potere d’acquisto. Negli ultimi anni si è registrata una flessione del 3,2%, mentre per acquistare beni e servizi si spende oggi circa il 23% in più ottenendo però il 15% in meno rispetto a vent’anni fa. Si tratta di un segnale evidente di impoverimento reale, che colpisce soprattutto il ceto medio e le fasce più fragili della popolazione.
Tutti i dati e le ragioni
A pesare è stata una combinazione di fattori: stagnazione dei salari, inflazione persistente e crisi internazionali. Il 2026, che inizialmente doveva segnare una fase di ripresa, si sta invece rivelando un anno instabile. Le tensioni geopolitiche, in particolare il conflitto in Iran, rischiano di far risalire l’inflazione fino al 2,9%, con una perdita stimata di circa 3,9 miliardi di euro nei consumi.
Il quadro è confermato anche da altre evidenze economiche. Secondo recenti stime, la crescita del Pil italiano potrebbe fermarsi allo 0,5% nello scenario più favorevole, mentre un protrarsi delle tensioni internazionali porterebbe a stagnazione o addirittura recessione. Allo stesso tempo, aumentano i costi per le imprese, con rincari energetici che incidono direttamente sui prezzi finali e quindi sulle famiglie.
Le difficoltà si riflettono anche sul fronte sociale e confermano il fatto che gli italiani siano più poveri rispetto a oltre vent’anni fa. I dati Inps mostrano che quasi la metà delle pensioni è inferiore ai 750 euro mensili, segno di una fragilità diffusa tra gli anziani. Questo contribuisce ad ampliare il fenomeno dei “nuovi poveri”, ovvero persone che, pur lavorando o avendo una pensione, non riescono a sostenere il costo della vita.
In questo contesto, Confesercenti lancia un allarme chiaro. Senza interventi strutturali su salari, fiscalità e crescita economica, il rischio è quello di un ulteriore impoverimento del Paese. La sfida per i prossimi anni sarà quindi quella di invertire una tendenza ormai consolidata, restituendo capacità di spesa alle famiglie e stabilità al sistema economico italiano.
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