Italia 31esima al mondo per innovazione, pesa il gap Stem

Il report Teha conferma i punti di forza italiani su ricerca, export e supercomputer. Frenano investimenti in R&S e formazione tecnica

Italia 31esima al mondo per innovazione, pesa il gap StemValerio De Molli, Managing Partner & Ceo di The European House - Ambrosetti e Teha Group

L’Italia resta indietro nella corsa globale all’innovazione. Secondo i dati raccolti nel Teha Global Innosystem Index 2026 il Paese si colloca al 31° posto tra i 49 ecosistemi più innovativi al mondo, mantenendo la stessa posizione dell’edizione 2023. In vetta alla classifica ci sono Singapore, Israele e Regno Unito.

Il quadro tracciato dal report presentato al Technology Forum di Teha Group a Stresa evidenzia un sistema capace di distinguersi per qualità scientifica e competitività industriale, ma ancora frenato da limiti strutturali legati soprattutto a investimenti e formazione.

L’Italia ottiene infatti risultati positivi sull’efficacia dell’ecosistema innovativo, dove è sesta al mondo con un punteggio di 4,53, davanti anche a Germania, Francia e Cina. A trainare sono la qualità della ricerca accademica, la capacità brevettuale, l’export manifatturiero e la presenza di infrastrutture avanzate come i supercomputer.

Italia forte su ricerca e supercomputer

Sul fronte scientifico il Paese è 5° al mondo per numero di pubblicazioni e citazioni accademiche, con circa 814 mila pubblicazioni e oltre 4.365 citazioni. Bene anche la bilancia commerciale dei servizi di ricerca e sviluppo: l’Italia è 6ª mondiale con un saldo positivo di 3,71 miliardi di dollari.

Tra gli elementi di maggiore competitività emerge anche la capacità computazionale. L’Italia è infatti settima al mondo per potenza di calcolo dei supercomputer, grazie alla presenza di infrastrutture HPC considerate strategiche per applicazioni di intelligenza artificiale e analisi avanzata dei dati.

Buoni risultati arrivano anche dall’attrattività internazionale dell’ecosistema, con il Paese al 15° posto nel Global Attractiveness Index.

Capitale umano e investimenti frenano l’innovazione

Le criticità principali riguardano invece il capitale umano e le risorse finanziarie dedicate all’innovazione. Nella macro-area “Human Capital” l’Italia è soltanto 33esima, penalizzata soprattutto dalla spesa pubblica in istruzione e dal numero ridotto di laureati Stem.

La spesa pubblica per l’educazione si ferma al 4,07% del Pil, mentre solo il 31,58% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea. Anche la quota di laureati Stem resta distante dai principali competitor internazionali: 23,55% contro il 35,5% della Germania.

Debole anche il dato sugli investimenti in ricerca e sviluppo. Gli investimenti privati in R&D valgono appena lo 0,79% del Pil, mentre quelli complessivi si fermano all’1,38%. Il venture capital pesa solo per lo 0,03% del Pil.

Il ritardo si riflette anche nell’ecosistema tecnologico: l’Italia è 34esima per numero di unicorni tecnologici e 42ª per presenza di sviluppatori software, con 28,79 developer ogni 1.000 abitanti.

Le proposte di Teha per rilanciare il sistema

Per rafforzare la competitività del Paese, Teha ha individuato dieci linee d’azione prioritarie. Tra queste figurano una strategia nazionale sulle tecnologie emergenti, il rafforzamento delle competenze Stem, incentivi per attrarre talenti internazionali e una maggiore integrazione tra università e industria.

Secondo Valerio De Molli, Managing Partner & Ceodi The European House – Ambrosetti e Teha Group, i Paesi più competitivi sono quelli che investono con continuità su capitale umano e ricerca. L’Italia, pur disponendo di asset strategici come ricerca scientifica, export manifatturiero e infrastrutture tecnologiche avanzate, continua invece a scontare ritardi strutturali che limitano il potenziale di crescita del sistema innovativo.

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