Le quotazioni del petrolio sono schizzate ai massimi degli ultimi mesi dopo l’intensificarsi delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, con ripercussioni immediate sui prezzi dei carburanti in rialzo. Il diesel ha raggiunto i livelli più alti da circa un anno, spinto dal forte incremento del prezzo del greggio e dall’aumento dei costi di distribuzione e assicurazione nel Golfo Persico.
Le tensioni geopolitiche nel Medio Oriente hanno creato un forte risk premium nei mercati petroliferi. Gli attacchi militari e le risposte tra Teheran, Washington e Tel Aviv hanno portato a timori di interruzioni più durature delle forniture via lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20 % del petrolio mondiale.
Numeri e ragioni dei rialzi del petrolio
Nei mercati asiatici il Brent, benchmark internazionale, ha aperto con un balzo fino al +13 %, attestandosi oltre gli 80 dollari al barile, livelli che non si vedevano da oltre un anno. Analisti finanziari sottolineano che, se le tensioni dovessero persistere e lo Stretto restasse parzialmente chiuso, il greggio potrebbe raggiungere o superare 100 dollari al barile, con effetti a catena sui prezzi di benzina e diesel in ogni parte del mondo.
A livello globale, il rialzo del petrolio e dei carburanti ha già provocato incrementi nei prezzi alla pompa, con i listini in forte aumento in molti Paesi. Le compagnie petrolifere stanno alzando i prezzi al consumo per trasferire sui clienti finali i maggiori costi di approvvigionamento e trasporto, mentre le assicurazioni marittime hanno sospeso alcune coperture nei tratti di navigazione più rischiosi, aumentando ulteriormente i costi logistici.
La reazione dei mercati finanziari non si limita all’energia. Anche i titoli del settore petrolifero e della difesa sono aumentati, mentre altri comparti più dipendenti dai costi dell’energia mostrano segnali di pressione. Economisti ed esperti di commodities avvertono che, qualora il conflitto dovesse trascinarsi nel tempo, potremmo assistere non solo a prezzi più alti del carburante, ma anche a un impatto inflazionistico su beni e trasporti, con ricadute sull’economia globale.
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