L’inflazione non colpisce soltanto i redditi, ma incide in modo profondo anche sulla ricchezza complessiva delle famiglie italiane, più povere rispetto al 2021. È quanto emerge dalle ultime rilevazioni di Istat e Banca d’Italia, secondo cui nel 2024 la ricchezza reale delle famiglie risulta inferiore di oltre il 5% rispetto ai livelli di cinque anni fa. Un dato che fotografa gli effetti di un biennio segnato da un forte aumento dei prezzi, capace di erodere il valore del patrimonio accumulato nel tempo.
A prima vista, i numeri del 2024 potrebbero sembrare incoraggianti. Su base annua, a prezzi correnti, la ricchezza delle famiglie cresce del 2,8%, raggiungendo il valore più elevato dal 2005. Tuttavia, questo incremento non è stato sufficiente a compensare l’impennata inflazionistica del 2022 e del 2023, anni in cui i prezzi sono cresciuti rispettivamente dell’8,7% e del 5,7%. Il risultato è una perdita di potere d’acquisto che ha colpito non solo le fasce più fragili, ma anche il ceto medio e i risparmiatori. Come sottolinea l’Unione nazionale consumatori, l’inflazione danneggia anche chi investe in strumenti finanziari, oro, titoli e fondi comuni.
Tutti i dati a confronto e quadro generale
A fine 2024, la somma del valore degli immobili e delle attività finanziarie, al netto delle passività, ammonta a 11.732 miliardi di euro, pari a circa 199 mila euro pro capite. Un livello che supera quello di Regno Unito e Spagna, ma resta inferiore rispetto a Francia, Germania, Canada e Stati Uniti, confermando il divario con le principali economie avanzate.
Oltre al fattore inflazione, cambia anche la composizione della ricchezza e le famiglie italiane oggi sono più povere. Il peso degli immobili, pur restando predominante, scende al 53%, il livello più basso dal 2005. Ciò non significa, però, che il valore delle abitazioni sia diminuito.
Al contrario, ha recuperato il forte calo registrato tra il 2012 e il 2018, avvicinandosi ai massimi del 2011. A crescere maggiormente sono state le attività finanziarie, spinte dall’andamento positivo dei mercati, con significativi guadagni in conto capitale soprattutto su fondi comuni, azioni e riserve assicurative. Il quadro che emerge è quello di una ricchezza nominalmente elevata, ma sempre più vulnerabile all’inflazione, che continua a ridurre il benessere reale delle famiglie italiane.
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