Inflazione e guerra in Iran: fino a 1.157 euro in più all’anno per le famiglie italiane

Inflazione e guerra in Iran: fino a 1.157 euro in più all'anno per le famiglie italianeImage by Rawpixel

La guerra in Iran continua ad avere effetti concreti sull’economia italiana e sull’inflazione. Secondo gli ultimi dati, il conflitto in Medio Oriente e le tensioni che coinvolgono lo Stretto di Hormuz hanno contribuito a una nuova accelerazione dei prezzi, con conseguenze dirette sulle tasche delle famiglie. A maggio 2026 l’inflazione ha raggiunto il 3,2%, il livello più alto registrato dall’autunno del 2023.

L’aumento dei prezzi si riflette sul costo della vita quotidiana. Secondo le elaborazioni dell’Unione Nazionale Consumatori, tra febbraio e maggio, i prezzi sono cresciuti del 2%, determinando un aggravio medio di circa 505 euro all’anno per una famiglia tipo. Per le coppie con due figli l’impatto è ancora più pesante e arriva a 734 euro annui considerando solo l’aumento registrato negli ultimi mesi.

Se si prende invece come riferimento l’inflazione tendenziale del 3,2%, sempre stando agli effetti della guerra in Iran e alle tensioni geopolitiche attuali, il conto diventa ancora più salato. Una famiglia composta da due genitori e due figli si trova infatti a sostenere una spesa aggiuntiva di circa 1.157 euro all’anno. Le voci che incidono maggiormente sono i trasporti, con un aumento stimato di 323 euro, l’abitazione e le utenze energetiche con 251 euro in più, oltre ai rincari per alimentari e bevande che pesano per circa 241 euro annui.

Alla base della crescita dei prezzi vi sono soprattutto i rincari energetici. La chiusura o le limitazioni ai traffici nello Stretto di Hormuz hanno alimentato delle problematiche sui mercati internazionali del petrolio e del gas, con effetti a catena su carburanti, logistica e produzione industriale. Già nelle settimane precedenti erano stati registrati forti aumenti per gasolio da riscaldamento, carburanti e trasporti, con incrementi a doppia cifra rispetto ai livelli di febbraio.

Gli economisti osservano con attenzione l’evoluzione del conflitto. Una prosecuzione delle tensioni potrebbe mantenere elevati i costi dell’energia e frenare la crescita economica europea, mentre un ritorno alla stabilità contribuirebbe a ridurre le pressioni inflazionistiche. Intanto famiglie e imprese italiane continuano a fare i conti con un aumento del costo della vita che rischia di pesare sui consumi e sulla capacità di risparmio nei prossimi mesi.

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