Mario Draghi usa il palco del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana per lanciare una delle analisi più nette sull’attuale fase europea. Nel suo discorso, l’ex presidente della Bce ed ex premier italiano descrive un continente entrato in una nuova epoca, segnata da tensioni geopolitiche, ritardi tecnologici e difficoltà decisionali. Il filo conduttore del suo intervento è chiaro: l’Europa deve rafforzarsi rapidamente perché il contesto internazionale è cambiato.
1 – “Siamo soli, insieme”
La frase più forte del discorso, rivolta agli europei, è anche quella ripresa da tutti i principali quotidiani: «Per la prima volta a memoria d’uomo siamo davvero soli, insieme». Per Draghi, il mondo che aveva garantito stabilità e prosperità all’Europa non esiste più. Gli Stati Uniti potrebbero non garantire più la sicurezza europea «alle condizioni che un tempo davamo per scontate», mentre la Cina «sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia».
L’ex premier sostiene quindi che il continente debba prepararsi a una fase storica molto diversa rispetto al passato.
2 – Più autonomia dagli Usa
Uno dei passaggi più duri del discorso riguarda il rapporto con Washington. Draghi afferma che la relazione con gli Stati Uniti è cambiata e che l’Europa deve diventare «più assertiva». Come riportato dal quotidiano La Stampa, la dipendenza europea dalla protezione americana ha finito per influenzare anche i negoziati commerciali, energetici e tecnologici. Per questo, secondo Draghi, l’Unione deve rafforzare la propria autonomia strategica e la capacità di difendersi. Nel suo intervento insiste anche sulla necessità di una difesa europea più strutturata e coordinata.
3 – L’Europa decide troppo lentamente
Draghi individua poi un problema nella struttura decisionale europea. Secondo l’ex presidente del Consiglio, l’Unione continua a rispondere alle crisi con strumenti pensati per una fase storica diversa. Da qui il richiamo al “federalismo pragmatico”, formula con cui propone di permettere ai Paesi disposti ad avanzare più rapidamente di cooperare in settori strategici come difesa, energia e tecnologia.
L’obiettivo è superare il peso di procedure, compromessi e unanimità che rallentano le decisioni europee.
4 – Il ritardo tecnologico è la vulnerabilità più grave
Tra le fragilità europee, Draghi considera centrale il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina. Secondo quanto riportato da la Repubblica, l’ex presidente della Bce sostiene che l’Europa stia perdendo terreno nelle tecnologie decisive del prossimo decennio, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture digitali.
Nel discorso evidenzia anche il divario crescente di produttività con gli Stati Uniti e la necessità di investimenti enormi in energia, semiconduttori e data center.
5 – Servono più investimenti europei
Draghi aggiorna infine le stime sulla spesa necessaria per rafforzare il continente. Come sottolineato da Il Sole 24 Ore, la cifra della spesa strategica aggiuntiva è salita da circa 800 miliardi a quasi 1.200 miliardi di euro l’anno.
Le risorse, secondo l’ex premier, servono per difesa, transizione energetica, industria digitale e competitività. Nel suo intervento ad Aquisgrana, Draghi insiste sul fatto che nessun Paese europeo possa affrontare da solo questa fase storica e che alcune decisioni richiedano «una scala che solo l’Europa può fornire».
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Mario Draghi ad Aquisgrana© European Union, 2026, licensed under CC BY 4.0




