Il colosso svedese H&M affronta una nuova fase critica e annuncia la chiusura di circa 160 negozi nel corso del 2026, una decisione che riflette i profondi cambiamenti in atto nel settore globale del fast fashion.
La scelta arriva dopo un avvio d’anno difficile. Nel primo trimestre le vendite sono diminuite del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un lieve recupero solo a marzo – pari all’1% a valuta costante -, insufficiente però a invertire il trend negativo.
Il nuovo piano di H&M
Alla base della decisione c’è una trasformazione strutturale del mercato. Il modello tradizionale dei negozi fisici è sempre più sotto pressione a causa della crescita dell’e-commerce e dalla concorrenza di player digitali puri, capaci di offrire prezzi più bassi e cicli produttivi rapidissimi. H&M sta quindi accelerando la propria strategia omnicanale, investendo in piattaforme digitali, logistica e integrazione tra online e retail fisico.
Parallelamente, il Gruppo punta a ottimizzare la propria rete commerciale. Meno negozi, ma più grandi e situati in aree strategiche, capaci di garantire maggiore redditività. Una razionalizzazione già avviata negli ultimi anni e che ora entra in una fase più incisiva.
Una crisi globale che coinvolge l’Italia
La crisi non riguarda solo H&M, che chiude i suoi negozi, ma l’intero comparto del fast fashion. La concorrenza di giganti come le piattaforme digitali e brand globali più competitivi ha ridefinito le regole del mercato, comprimendo margini e rendendo più difficile mantenere posizioni intermedie in termini di prezzo e qualità.
Anche l’Italia è coinvolta nel piano di chiusure. Tra i casi già noti c’è quello dello store di Roma Tuscolana, che dovrebbe cessare l’attività dal 10 maggio, con ripercussioni su 17 lavoratori a tempo indeterminato. Il tema occupazionale resta centrale. L’azienda ha dichiarato di voler gestire la transizione in modo responsabile, ma le preoccupazioni tra i dipendenti e i sindacati sono inevitabili.
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