Guerra in Iran, all’Italia costa 12 miliardi di euro

Energia, italiani pronti a tutto per ridurre i costi in bolletta© Shutterstock

La guerra in Iran presenta all’economia in Italia un conto energetico vicino ai 12 miliardi di euro. È la stima della Cna relativa al periodo compreso tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026, elaborata confrontando i costi sostenuti dopo l’esplosione della crisi con i livelli precedenti. La stima considera carburanti, energia elettrica e gas.

La voce più pesante è quella dei carburanti, con circa 5,8 miliardi di euro di maggiori costi per benzina e gasolio. A luglio il prezzo medio ha raggiunto 1,908 euro al litro per la benzina e 2,027 euro per il diesel. La domanda di benzina, inoltre, è arrivata a 900mila tonnellate, il livello più alto degli ultimi sedici anni.

Il peso dell’energia elettrica

Non meno significativo è l’impatto della guerra in Iran sulla bolletta elettrica. La Cna stima in Italia un maggiore esborso compreso tra 3,7 e 3,8 miliardi di euro. A luglio il fabbisogno elettrico italiano ha raggiunto 32,5 TWh, con una crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Anche nella seconda metà di agosto le quotazioni del mercato elettrico sono rimaste elevate.

Altri 2,2 miliardi di euro riguardano il gas consumato direttamente da famiglie e imprese. Lo shock energetico arriva così in un’economia già esposta a prezzi dell’elettricità particolarmente elevati. La Commissione europea sottolinea infatti la dipendenza italiana dalla generazione a gas e indica nelle rinnovabili e nello stoccaggio strumenti fondamentali per ridurre i costi nel medio periodo.

Le conseguenze

A pagare il conto sono soprattutto le piccole imprese, che hanno meno capacità di proteggersi dalla volatilità dei mercati e di trasferire integralmente gli aumenti sui prezzi finali. Per attenuare l’impatto dello shock, secondo la Cna sono stati mobilitati oltre 2,3 miliardi di euro tra riduzioni delle accise, crediti d’imposta e altre misure. La pressione si riflette anche sull’inflazione. A luglio l’Istat ha registrato un aumento annuo dei prezzi del 2,9%, mentre gli energetici regolamentati hanno accelerato al 14,8%.

Il rischio, dunque, non riguarda soltanto le bollette. Se la crisi energetica dovesse prolungarsi, il maggiore costo delle importazioni potrebbe tradursi in minore competitività, margini più bassi, investimenti rinviati e ulteriore pressione sui prezzi. Per l’Italia, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili diventa così non solo una questione ambientale, ma anche una priorità economica e strategica.

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