Guerra e caro energia frenano l’economia in Italia: i rischi

Centro Studi Confindustria: incertezza e dazi Usa peggiorano il quadro economico, verso crisi strutturale© Shutterstock

L’economia italiana si prepara ad affrontare un’estate complessa. A lanciare l’allarme è il Centro Studi Confindustria che, nella Congiuntura Flash di luglio, evidenzia come le tensioni geopolitiche per la guerra in Medio Oriente e il conseguente caro energia stiano già producendo effetti negativi su investimenti, consumi e credito. Il quadro delineato dagli economisti di Viale dell’Astronomia è quello di un terzo trimestre in salita, caratterizzato da un contesto di forte incertezza.

Alla base delle preoccupazioni vi è il nuovo shock energetico provocato dall’instabilità internazionale. Il rialzo delle quotazioni del petrolio, tornato sopra i 100 dollari al barile, e l’aumento del prezzo del gas stanno facendo lievitare i costi sostenuti dalle imprese, riducendo la propensione a investire e comprimendo i margini operativi. Pur non raggiungendo l’intensità della crisi energetica del 2022, il fenomeno rischia di rallentare ulteriormente la crescita economica italiana.

Gli effetti delle tensioni geopolitiche

Uno degli effetti più evidenti riguarda gli investimenti produttivi. Secondo Confindustria, molte aziende stanno ricorrendo al credito bancario soprattutto per gestire esigenze di liquidità e l’aumento delle bollette, piuttosto che per finanziare nuovi progetti di sviluppo. Parallelamente, le aspettative delle imprese si sono deteriorate e la produzione di beni strumentali mostra segnali di rallentamento.

Anche le famiglie iniziano a risentire del contesto economico dovuto alla guerra e al caro energia. L’inflazione, alimentata dall’aumento dei costi energetici, continua a erodere il potere d’acquisto, mentre il lieve indebolimento del mercato del lavoro contribuisce a frenare i consumi. Le vendite al dettaglio crescono solo marginalmente e anche il comparto automobilistico evidenzia una perdita di slancio.

L’economia italiana è messa a dura prova

Sul fronte produttivo, l’industria manifatturiera continua a mostrare segnali di debolezza, soprattutto nei beni intermedi e di consumo. Più resistente appare invece il settore dei servizi, sostenuto dall’afflusso di turisti stranieri durante la stagione estiva, anche se questo contributo non basta a compensare il rallentamento complessivo dell’economia.

Lo scenario resta strettamente legato all’evoluzione della situazione internazionale. Confindustria sottolinea che un’inflazione elevata, anche se destinata progressivamente a rientrare secondo le previsioni della Bce e della Commissione europea, continua a rappresentare un freno per consumi, investimenti e fiducia di famiglie e imprese. Per questo motivo, la seconda parte del 2026 si prospetta più difficile rispetto alle attese formulate solo pochi mesi fa, rendendo ancora più importante la stabilizzazione dei mercati energetici e del contesto geopolitico.

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