Glovo, stretta del giudice sui rider

Il gip di Milano conferma il controllo giudiziario su Foodinho nell’inchiesta per caporalato: 40 mila ciclofattorini da regolarizzare perché subordinati di fatto

Glovo, stretta del giudice sui rider© Shutterstock

Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Roberto Crepaldi, ha convalidato il controllo giudiziario disposto d’urgenza dal pm Paolo Storari nei confronti di Foodinho, società milanese del gruppo spagnolo Glovo, nell’ambito di un’inchiesta per caporalato. Al centro del provvedimento c’è la posizione di 40 mila rider in tutta Italia, formalmente autonomi ma, secondo l’impostazione accusatoria condivisa dal gip, da considerarsi lavoratori subordinati a tutti gli effetti.

Il giudice parla di modalità di determinazione del compenso “frutto di scelta politica dell’impresa” orientata alla massimizzazione del profitto attraverso lo sfruttamento di soggetti che, per condizioni personali e di bisogno, non sarebbero in grado di sottrarsi a quelle condizioni. Tra le prescrizioni figura la “regolarizzazione dei lavoratori” impiegati nella consegna di cibo a domicilio.

Stretta del giudice sui 40 mila rider

Secondo quanto ricostruito nell’indagine, i compensi percepiti dai rider si collocherebbero ben al di sotto delle soglie di riferimento. I magistrati parlano di redditi annui netti inferiori alla soglia di povertà, con scarti che arrivano fino al 76,95% sotto tale limite e fino al 81,62% rispetto ai parametri previsti dal contratto collettivo logistica e trasporti. Una situazione che, sempre secondo l’accusa, configurerebbe la violazione dell’articolo 36 della Costituzione, che garantisce al lavoratore una retribuzione proporzionata e sufficiente.

I Carabinieri del gruppo tutela lavoro di Milano hanno raccolto le testimonianze di quasi cinquanta ciclofattorini stranieri. Dalle interviste emerge un compenso mensile compreso tra 900 e 1.200 euro a fronte di oltre 60 ore settimanali, senza tutele in caso di malattia né adeguate garanzie di sicurezza. Il contratto stipulato con la multinazionale prevederebbe una retribuzione oraria intorno ai 10 euro lordi, calcolata però sul “tempo stimato dalla piattaforma” e non su quello effettivo della consegna, con il rischio di scaricare sui rider ritardi e imprevisti.

Nel provvedimento il gip chiarisce che l’amministratore giudiziario non è chiamato a sostituirsi ad altri poteri dello Stato né a imporre dall’alto scelte organizzative con gli strumenti del diritto penale. Il controllo viene descritto come una misura meno invasiva del sequestro, finalizzata a monitorare le scelte dell’impresa e a riportare equilibrio tra “esigenze di redditività” ed “equità delle retribuzioni”.

Il diritto a una retribuzione sufficiente, sottolinea il giudice, deve essere contemperato con altri interessi, tra cui la libertà di iniziativa economica privata, per evitare che la correzione del modello organizzativo produca effetti negativi sull’occupazione. Sotto accusa è finito anche il contratto utilizzato da Glovo con i rider, l’accordo Assodelivery siglato con il sindacato Ugl, richiamato nell’impianto dell’indagine.

Il commento di Glovo

In seguito alla conferma da parte del Tribunale di Milano della nomina di un amministratore giudiziario, Glovo ha sottolineato come sia “importante chiarire che né il Tribunale né la Procura hanno ordinato a Glovo di assumere 40.000 rider, contrariamente a quanto riportato in modo inesatto da alcune ricostruzioni mediatiche”.

Glovo, si legge ancora nella nota diffusa dall’azienda, ha preso atto della nomina dell’amministratore “ed è impegnata a fornire all’indagine in corso tutti i fatti e i dati rilevanti, che dimostreranno come i rider ricevano un compenso equo e pienamente conforme a tutti i requisiti di legge. L’azienda ribadisce la propria disponibilità a collaborare in modo costruttivo con le autorità nel corso di tutto il procedimento”.

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