Genitori contro Meta e TikTok, avviata la prima class action

Genitori contro Meta e TikTok, prima class action© Shutterstock

Il Movimento Italiani Genitori, supportato da un noto studio legale torinese, si è scagliato contro Meta e TikTok e ha messo in piedi la prima class action che riguarda i social network. L’obiettivo è avere maggiori tutele per i bambini e i ragazzi, che sono utenti vulnerabili e non sempre hanno gli strumenti per non cadere nelle trappole della rete.

La richiesta è quella che le piattaforme social siano vietate ai minori di 14 anni e di eliminare  i sistemi che creano dipendenza. Inoltre è emersa un’altra necessità: fornire informazioni chiare sui pericoli derivanti dall’abuso dei social e agire in ottica preventiva.

Azione legale senza precedenti contro i colossi del web

È la prima volta che i genitori si scagliano apertamente contro i social network, intraprendendo una class action contro Meta e TikTok a tutela dell’equilibrio psicofisico dei figli. Il Moige, Movimento Italiano Genitori, con alcune famiglie e lo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino, ha promosso un’azione collettiva inibitoria contro l’azienda proprietaria di Facebook e Instagram e la piattaforma più in voga per quello che riguarda video virali e challenge (molte delle quali assai pericolose). L’iniziativa, appena depositata al Tribunale di Milano, si discuterà in aula il 12 febbraio 2026.

Il fine reso noto è di avere maggiori tutele per bambini e adolescenti attraverso tre punti principali: costringere i siti a far rispettare il divieto di accesso per gli under 14, ottenere la rimozione dei sistemi di dipendenza algoritmica (come lo scroll infinito che “ipnotizza” per ore gli utenti) e introdurre l’obbligo da parte delle piattaforme di fornire informazioni chiare sugli effetti e sui rischi a cui l’abuso dei social media sottopone. In questo modo ci sarebbe un precedente giuridico che potrebbe avere effetti non solo a livello nazionale, ma anche europeo.

Perché i genitori si stanno ribellando alle dinamiche social

Il ricorso si fonda sull’articolo 840-sexiesdecies del codice di procedura civile, introdotto nel 2021 per consentire azioni collettive a tutela di una pluralità di soggetti. Dopo due anni di lavoro interdisciplinare – con giuristi, ingegneri informatici e neuropsichiatri – i promotori della prima class action contro Meta e TikTok hanno individuato i tre punti centrali del procedimento.

“La protezione dei minori non solo non viene perseguita adeguatamente, ma addirittura danneggia i ragazzi tramite algoritmi che creano disagio e dipendenza”, ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige. Il ricorso è corredato di pareri specialistici e studi internazionali che mettono in evidenza le conseguenze scientifiche provocate dall’abuso dei social media sulla salute mentale degli adolescenti.

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