Fringe benefit, cambia la tassazione delle auto aziendali

Il decreto Omnibus aumenta il valore imponibile per i mezzi più datati concessi in uso promiscuo

Nuova legge su fringe benefit: 4 società su 10 non rinnovano il parco auto© Shutterstock

Cambiano le regole per la tassazione delle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti: il decreto Omnibus, che ha ottenuto il via libera della Ragioneria generale dello Stato ed è ora all’esame del Parlamento, introduce una stretta sui fringe benefit legati ai veicoli aziendali, con un aumento della base imponibile fino al 50% per alcune categorie di automobili. L’obiettivo dichiarato è favorire il rinnovo delle flotte aziendali e incentivare la diffusione di mezzi meno inquinanti.

La novità più rilevante riguarda l’età del veicolo. Per le auto che superano il quinto anno dalla prima immatricolazione scatterà infatti una maggiorazione del 50% del valore imponibile utilizzato per calcolare il fringe benefit. In pratica, il dipendente che utilizza un’auto aziendale più datata potrebbe ritrovarsi con un reddito imponibile più elevato e, di conseguenza, con un aumento dell’Irpef da pagare in busta paga.

Le variazioni previste

Il nuovo criterio sulle auto aziendali si affianca alla riforma introdotta con la Legge di Bilancio 2025, che aveva già modificato il sistema di tassazione premiando le alimentazioni a basse emissioni. Attualmente, infatti, il valore imponibile del fringe benefit è pari al 10% del costo convenzionale Aci per le auto elettriche, al 20% per le ibride plug-in e al 50% per tutti gli altri veicoli, come benzina, diesel e ibride non ricaricabili.

La nuova misura punta quindi a scoraggiare il mantenimento in flotta di veicoli più vecchi, considerati generalmente più inquinanti e meno efficienti. Per molte aziende potrebbe diventare economicamente più conveniente sostituire le auto prossime al quinto anno di vita piuttosto che continuare a utilizzarle, evitando così l’incremento della tassazione a carico dei dipendenti.

Le conseguenze pratiche

Le conseguenze potrebbero interessare un numero significativo di lavoratori, soprattutto nelle imprese che dispongono di grandi flotte aziendali. Oltre all’impatto sulla busta paga dei dipendenti, le nuove regole potrebbero spingere le aziende a rivedere le proprie car policy, accelerando il ricambio dei veicoli e orientando le future assegnazioni verso modelli elettrici o ibridi plug-in, che continuano a beneficiare di un trattamento fiscale più favorevole.

Rimangono inoltre alcune disposizioni transitorie per i contratti già in essere. Le auto assegnate secondo le precedenti regole fiscali continueranno infatti a seguire il regime previsto fino alla naturale scadenza dei contratti nei casi stabiliti dalla normativa e dai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

La riforma si inserisce in una strategia più ampia di progressiva decarbonizzazione del parco aziendale italiano. Attraverso una leva fiscale, il Governo punta a favorire l’adozione di veicoli a basse emissioni e a ridurre la permanenza in circolazione delle auto più anziane. Resta ora da vedere se il testo sarà confermato durante l’iter parlamentare e quale sarà l’effettivo impatto su imprese, lavoratori e mercato dell’automobile.

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