Ferragni prosciolta, si chiude il caso pandoro

Il giudice dichiara il non luogo a procedere: cade l’accusa di truffa aggravata per la vendita dei pandori Balocco e delle uova pasquali Dolci Preziosi

Chiara Ferragni prosciolta, si chiude il caso pandoro© Photo by Aldara Zarraoa/WireImage

Chiara Ferragni è stata prosciolta nel processo per truffa aggravata legato alla vendita del pandoro Balocco e delle uova pasquali Dolci Preziosi. Il verdetto di non luogo a procedere è arrivato dal giudice Ilio Mannucci Pacini, secondo cui la contestazione non poteva proseguire in assenza dell’aggravante della “minorata difesa” dei consumatori, inizialmente sostenuta dalla Procura. Viene così a cadere l’unico presupposto che avrebbe reso il reato perseguibile d’ufficio, senza querela di parte.

La vicenda ha avuto origine nel 2022, quando l’influencer era finita al centro delle polemiche per il lancio di un pandoro presentato come legato a finalità benefiche. Secondo l’accusa, si sarebbe trattato di una “pubblicità ingannevole”: i consumatori erano stati indotti a credere che una quota proporzionale delle vendite fosse destinata alla beneficenza, mentre Balocco aveva già stabilito una donazione fissa di 50 mila euro all’ospedale Regina Margherita di Torino.

L’ingiusto profitto contestato all’influencer ammontava a 2,2 milioni di euro, senza contare il ritorno d’immagine. La Procura di Milano aveva chiesto una condanna a un anno e otto mesi. Ma il ritiro delle querele da parte del Codacons, dell’associazione Adicu e di una consumatrice di 76 anni, a fronte di risarcimenti e donazioni per un totale di 3,4 milioni di euro, ha fatto decadere l’aggravante e reso improcedibile l’azione penale.

Con il verdetto sono stati prosciolti anche Fabio Damato, ex manager dell’imprenditrice, e Francesco Cannillo, presidente del Cda di Cerealitalia, azienda produttrice delle uova di Pasqua incriminate. Chiara Ferragni ha accolto la notizia tra le lacrime: «È la fine di un incubo. Sono stati due anni molto duri. Giustizia è stata fatta»..

Le motivazioni tecniche della sentenza

Il nodo giuridico centrale è stata la mancata sussistenza dell’aggravante, che avrebbe permesso di perseguire il reato d’ufficio. Senza quella condizione, e con le querele ritirate dopo i risarcimenti, il reato si è trasformato in una truffa semplice e dunque improcedibile. Il giudice ha così disposto il proscioglimento per improcedibilità, senza entrare nel merito della colpevolezza.

L’avvocato Giuseppe Iannaccone, che ha difeso l’imprenditrice insieme al collega Marcello Bana, ha commentato: «In un momento in cui ci sono tante critiche alla giustizia, questo processo dimostra che giustizia c’è». Ferragni, dal canto suo, ha affermato di essere felice di potersi «riappropriare della propria voce» dopo due anni di silenzio rispettoso verso le istituzioni.


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