Ex Ilva di Taranto, stop dell’area a caldo entro 90 giorni

Ex Ilva, il Consiglio di Stato dà l'ok per continuare l'attività produttiva© Shutterstock

Una decisione destinata a segnare una nuova fase nella lunga vicenda dell’ex Ilva di Taranto. La Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d’Appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, ordinando la sospensione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni.

La ripresa della produzione sarà possibile solo dopo la completa bonifica dell’amianto e l’adozione di interventi efficaci per ridurre le emissioni di polveri sottili. La decisione rappresenta uno dei provvedimenti più rilevanti degli ultimi anni nel complesso intreccio tra tutela della salute pubblica, continuità produttiva e salvaguardia occupazionale.

I dettagli della sentenza

La sentenza sull’ex Ilva di Taranto arriva mentre è ancora in corso il processo di cessione degli impianti. Proprio per questo il provvedimento rischia di modificare profondamente gli equilibri della trattativa. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha definito la decisione “un fatto che stravolge” una fase negoziale ormai vicina alla conclusione, annunciando anche lo stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro a favore dell’amministrazione straordinaria per sostenere il percorso di cessione. Contestualmente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi per valutare gli effetti della pronuncia e le possibili iniziative del Governo.

Jindal vuole acquisire l’ex Ilva

Nonostante l’incertezza, il gruppo siderurgico indiano Jindal ha confermato il proprio interesse all’acquisizione dell’ex Ilva di Taranto, ribadendo la disponibilità a rilevare sia l’area a freddo sia quella a caldo. Il progetto industriale prevede anche la realizzazione di un nuovo forno “carbon free”, elemento ritenuto strategico per accompagnare la transizione verso una produzione di acciaio a minore impatto ambientale. Tuttavia, il perfezionamento dell’operazione resta subordinato alla definizione dei nuovi accordi che dovranno necessariamente tenere conto della sentenza della Corte d’Appello.

La decisione dei giudici riporta al centro un tema che accompagna da anni la storia dello stabilimento: il difficile equilibrio tra diritto alla salute, tutela dell’ambiente e difesa dell’occupazione. L’area a caldo, che comprende gli impianti maggiormente impattanti dal punto di vista ambientale, è da tempo oggetto di contenziosi e prescrizioni legate alle emissioni inquinanti.

Nelle prossime settimane il confronto tra Governo, commissari straordinari, sindacati e potenziali investitori sarà determinante per definire il futuro del più grande polo siderurgico italiano. L’obiettivo sarà individuare una soluzione che consenta di rispettare le prescrizioni della magistratura senza compromettere la continuità produttiva e i livelli occupazionali, in un settore considerato strategico per l’industria nazionale.

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