Di come i social network possano creare dipendenza si discute da tempo, ma negli Stati Uniti arriva ora una decisione destinata a incidere sul dibattito. Una giuria della Corte Superiore della California, a Los Angeles, ha stabilito che Meta e Google sono responsabili dei danni causati a una giovane donna, collegati all’uso prolungato delle piattaforme.
Il caso riguarda una ventenne che ha ricondotto alle piattaforme una dipendenza sviluppata fin dall’infanzia, con conseguenze sulla salute mentale come ansia, depressione e disturbi legati all’immagine corporea.
Le motivazioni della giuria
Secondo la giuria, le due aziende sono state negligenti nella progettazione e nella gestione dei servizi, in particolare per l’assenza di adeguate avvertenze sui rischi per i minori e per l’utilizzo di meccanismi in grado di favorire una fruizione prolungata.
Nel corso del processo, i legali della giovane hanno sostenuto che le società fossero consapevoli dei rischi senza adottare misure sufficienti per limitarli o informare gli utenti. Meta e Google hanno respinto le accuse, sostenendo che non esista un legame diretto tra uso delle piattaforme e disturbi psicologici.
Risarcimenti e possibili sviluppi
Sul piano economico, il verdetto prevede almeno 2,1 milioni di dollari di risarcimento, con 1,2 milioni a carico di Meta e almeno 900 mila dollari a carico di Google, importi che salgono rispettivamente a 4,2 e 1,8 milioni includendo le sanzioni.
Resta aperta la possibilità che vengano riconosciuti anche danni punitivi, che potrebbero aumentare l’entità complessiva del risarcimento. La decisione è considerata un possibile riferimento per altre cause simili: negli Stati Uniti sono infatti pendenti migliaia di procedimenti legati agli effetti dell’uso dei social sui più giovani.
Le società coinvolte hanno già annunciato l’intenzione di contestare il verdetto, che potrebbe rappresentare un passaggio rilevante nel percorso di definizione delle responsabilità delle grandi piattaforme digitali.
© Riproduzione riservata
© Photo by Anna Barclay/Getty Images




