Dopo Glovo, anche Deliveroo Italy finisce sotto controllo giudiziario. Il provvedimento urgente, disposto dalla Procura di Milano su richiesta del pm Paolo Storari, riguarda presunti casi di sfruttamento di 3 mila rider nel capoluogo lombardo e 20 mila in Italia, con compensi ritenuti inferiori fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e ai parametri della contrattazione collettiva.
Nel registro degli indagati è stato iscritto Andrea Giuseppe Zocchi, amministratore della società, mentre anche l’azienda risponde ai sensi della legge 231 sulla responsabilità degli enti. Il controllo prevede l’affiancamento di un amministratore giudiziario senza interrompere l’attività. L’azienda ha comunicato di stare esaminando la documentazione ricevuta e di collaborare con le autorità.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i rider lavorerebbero fino a 9-10 ore al giorno, con compensi tra 3 e 5 euro lordi a consegna. L’indagine richiama l’articolo 36 della Costituzione, che tutela il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa.
Deliveroo sotto controllo: algoritmo e redditi
L’inchiesta milanese, come riportato dal quotidiano la Repubblica, evidenzia un sistema fondato sul monitoraggio costante tramite app e Gps, con penalizzazioni e possibili sospensioni dell’account. In alcuni casi una consegna può valere anche 4 euro, con turni che arrivano a 12 ore al giorno per circa mille euro al mese. Le tabelle contenute nel decreto parlano di una prevalenza di rider con redditi annui sotto la soglia di povertà; per rispettare i parametri costituzionali servirebbero fino a 7 mila euro in più l’anno.
Nel settore operano circa 60 mila rider tra le diverse piattaforme. Just Eat, altra società di delivery, applica un contratto di lavoro dipendente sottoscritto con le principali sigle sindacali.
Sulla vicenda è intervenuta l’unione sindacale Usb, che ha parlato di fallimento di un modello “predatorio” basato su esternalizzazione del rischio, compressione dei costi e classificazione dei rider come autonomi pur in presenza, secondo il sindacato, di una subordinazione di fatto esercitata tramite algoritmo. Usb ha definito il fenomeno “caporalato digitale” e ha chiesto l’assunzione diretta di tutti i rider con il Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, oltre alla piena regolarizzazione dei rapporti di lavoro.
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