Davos 2026, l’edizione del World Economic Forum in corso, rappresenta il consueto incontro annuale di leader politici, imprenditori e istituzioni globali in Svizzera. È stata segnata da un inaspettato scontro diplomatico tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il primo ministro del Canada, Mark Carney.
Al centro della tensione c’è l’iniziativa lanciata dal presidente a Stelle e Strisce durante il Forum. Si tratta di un nuovo organismo multilaterale denominato Board of Peace, concepito come una piattaforma internazionale per affrontare conflitti globali e, in particolare, sorvegliare l’accordo e la ricostruzione nella Striscia di Gaza.
Il motivo dello scontro Trump-Carney
Inizialmente, il Canada, tramite il suo premier, aveva ricevuto un invito ufficiale a far parte di questo organo. Tuttavia, dopo l’intervento di Carney a Davos 2026 – in cui il primo ministro canadese ha criticato il deterioramento dell’ordine internazionale basato sulle regole e l’uso di strumenti economici come dazi e integrazione per esercitare pressione politica – Trump ha revocato l’invito in un post pubblicato sulla sua piattaforma social Truth.
Nel suo discorso, il primo ministro canadese ha ricevuto una standing ovation e ha espresso la convinzione che il mondo stia vivendo una “frattura” nell’ordine globale, sollecitando le potenze di media dimensione ad agire in modo coordinato per non essere marginalizzate nelle dinamiche di grande potenza.
Il ritiro dell’invito riflette non solo l’offesa percepita da Donald Trump per le critiche di Carney, ma anche le crescenti tensioni commerciali e politiche tra Washington e Ottawa. Il tycoon aveva criticato il Canada per non aver mostrato sufficiente riconoscenza verso il ruolo statunitense nel sostegno storico alla nazione, affermazione alla quale Carney ha risposto sottolineando la sovranità e il successo del suo Paese indipendentemente dagli Stati Uniti.
Lo stato del Board of Peace
Il Board of Peace è stato finora firmato da diverse nazioni, ma tra gli alleati tradizionali europei – tra cui Regno Unito, Francia e Italia – c’è cautela o ritrosia ad aderire. Permanentemente, i Paesi membri sarebbero chiamati a contributi finanziari significativi, rendendo l’iniziativa oggetto di dibattito internazionale più ampio.
La querelle tra Ottawa e Washington a Davos 2026 riflette tensioni geopolitiche più profonde, mentre il WEF prosegue con discussioni su economia globale, sicurezza e cooperazione multilaterale in un mondo sempre più polarizzato.
© Riproduzione riservata
© Shutterstock




