La cucina italiana entra ufficialmente nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco, diventando la prima tradizione culinaria al mondo a ottenere questo riconoscimento nella sua globalità. Non si tratta infatti di una singola ricetta o tecnica, ma di un patrimonio vivo e diffuso, fatto di rituali quotidiani, scelte consapevoli e saperi tramandati da generazioni.
Il riconoscimento è arrivato oggi, durante la ventesima sessione del Comitato intergovernativo dell’Unesco riunito a Nuova Delhi, al termine di un lungo processo iniziato nel 2018 e coordinato scientificamente dallo storico Massimo Montanari e dal giurista Pier Luigi Petrillo, sotto l’egida dell’ufficio Unesco del Ministero della Cultura.
Una pratica inclusiva e sostenibile
Al centro del dossier presentato all’Unesco c’è la definizione della cucina italiana come pratica culturale e sociale, più che gastronomica. È la “cucina degli affetti”, quella dei pranzi in famiglia, della scelta stagionale degli ingredienti, dell’uso creativo degli avanzi. Una pratica che si trasmette informalmente in ambito domestico e che trova il suo culmine nel “pranzo delle feste”, ma che è presente anche in contesti educativi, dai nidi agli Istituti alberghieri, fino alle università.
La cucina italiana è stata premiata anche per la sua capacità di essere strumento di dialogo interculturale, di coesione sociale e di sostenibilità ambientale. Le ricette tradizionali sono spesso nate come risposte alla scarsità, con un’attenzione particolare a non sprecare nulla, alla stagionalità e al legame con il territorio.
Il riconoscimento rafforza l’impegno dell’Italia sul fronte della tutela del patrimonio immateriale, che include già elementi come la dieta mediterranea, l’arte del pizzaiuolo napoletano e la cerca e cavatura del tartufo.
Una vittoria di squadra
Alla cerimonia di Nuova Delhi era presente una delegazione italiana guidata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato della cucina italiana come “volano di crescita, innovazione e salute”. Con un export agroalimentare che ha toccato i 68 miliardi di euro nel 2024, in crescita di oltre l’8%, l’Italia conferma la centralità della propria cultura gastronomica anche sul piano economico.
Soddisfazione è stata espressa anche dalla Fipe-Confcommercio, che ha parlato di un “successo di popolo”: un risultato frutto dell’impegno congiunto di istituzioni, associazioni, imprenditori e cittadini. Per celebrare l’evento, oltre 10.000 ristoranti hanno partecipato a una campagna nazionale e internazionale promossa dalla federazione.
Un impegno per il futuro
Il riconoscimento Unesco non è un punto di arrivo, ma un impegno a tutelare e trasmettere questo patrimonio alle generazioni future. Secondo la Convenzione del 2003, l’Italia dovrà documentare ogni sei anni le attività svolte per salvaguardare il valore culturale della cucina italiana. In quest’ottica, sono già stati avviati numerosi progetti di educazione alimentare, digitalizzazione delle ricette, archiviazione della memoria culinaria e promozione della cucina inclusiva.
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