Costo della vita, l’Italia perde terreno sul potere d’acquisto

Un confronto europeo tra prezzi, affitti e potere d’acquisto mostra quanto il benessere dipenda dall’equilibrio tra entrate e spese

Costo della vita, l’Italia perde terreno sul potere d’acquisto© Shutterstock

Negli ultimi anni il dibattito economico si è concentrato soprattutto sul livello degli stipendi. Tuttavia, nel 2026 emerge con sempre maggiore forza una domanda diversa: quanto vale realmente uno stipendio rispetto al costo della vita? La risposta dipende da numerosi fattori, tra cui prezzi degli immobili, affitti, trasporti, beni di consumo e servizi essenziali.

Secondo i dati elaborati da Numbeo, la Svizzera continua a essere il Paese più caro d’Europa, con un indice del costo della vita pari a 98,4. Tuttavia, il dato va letto insieme a un altro indicatore fondamentale: il potere d’acquisto locale. Nel caso svizzero, infatti, i salari elevati consentono ai cittadini di sostenere costi molto alti mantenendo comunque una buona capacità di spesa.

Lo stesso fenomeno, seppure con intensità minore, riguarda Paesi come Germania, Paesi Bassi e Danimarca. In queste economie il costo della vita è superiore alla media europea, ma viene compensato da retribuzioni mediamente più elevate e da una maggiore capacità di risparmio delle famiglie. In Germania il potere d’acquisto locale raggiunge quota 140, nei Paesi Bassi 139 e in Danimarca 149, mentre la Svizzera arriva addirittura a 178.

La situazione in Italia

L’Italia presenta invece una situazione diversa. Pur non essendo tra i Paesi più costosi del continente, registra un potere d’acquisto locale pari a circa 94, sensibilmente inferiore rispetto alle principali economie del Nord Europa. Ciò significa che il problema non è soltanto il livello dei prezzi, ma soprattutto la crescita più lenta dei redditi rispetto alle spese sostenute dalle famiglie.

A livello nazionale, Milano si conferma la città più cara d’Italia. Secondo Numbeo, il capoluogo lombardo registra un indice del costo della vita pari a 74,8 punti, il più elevato del Paese. Per una famiglia di quattro persone la spesa mensile stimata supera i 3.740 euro, escluso l’affitto, mentre una persona sola necessita di oltre 1.037 euro al mese per le spese correnti.

Roma si colloca su livelli inferiori, ma comunque significativi. L’indice del costo della vita nella Capitale è pari a 60,5 punti e il costo mensile stimato per una famiglia di quattro persone supera i 3.000 euro. Secondo le elaborazioni di Numbeo, vivere a Roma costa circa il 19% in meno rispetto a Milano, mentre gli affitti risultano mediamente inferiori del 23,5%.

I costi delle case

Il tema dell’abitazione rappresenta oggi una delle principali criticità per i lavoratori italiani. Una recente analisi sul rapporto tra stipendi e canoni di locazione evidenzia come nelle grandi città una quota crescente del reddito venga assorbita dall’affitto. Milano guida questa classifica negativa, seguita da Roma e da altri grandi centri urbani del Centro-Nord.

Particolarmente significativo è il caso milanese. Secondo il rapporto dell’Osservatorio Casa Abbordabile, fino al 60% del reddito medio può essere destinato a casa e trasporti, ben oltre la soglia del 30% generalmente considerata sostenibile dagli esperti del settore. Nello stesso periodo, i prezzi degli immobili e i canoni di locazione hanno continuato a crescere più rapidamente rispetto agli stipendi.

Il peso dell’inflazione

Anche l’inflazione continua a incidere sul bilancio delle famiglie. I dati più recenti mostrano come alcune città italiane abbiano registrato aumenti del costo della vita superiori alla media nazionale, con effetti diretti sulla capacità di spesa dei cittadini. Bolzano, Rimini e Udine figurano tra i centri maggiormente colpiti dal carovita.

In definitiva, il quadro del 2026 conferma che il benessere economico non può essere misurato esclusivamente dal livello degli stipendi, che oggi deve essere monitorato dalla legge sulla trasparenza salariale. Ciò che conta realmente è il rapporto tra reddito disponibile e costo della vita. In Italia, il divario tra crescita salariale e aumento delle spese quotidiane continua a rappresentare una delle principali sfide economiche e sociali, soprattutto nelle grandi città dove affitti, servizi e mobilità incidono in modo sempre più rilevante sui bilanci familiari. Per questo motivo, il tema del potere d’acquisto è destinato a rimanere centrale nel dibattito pubblico e nelle politiche economiche dei prossimi anni.

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