Il caro-energia torna a rappresentare un rischio concreto per l’economia italiana. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio, un nuovo shock sui mercati potrebbe spingere l’inflazione nel 2027 fino al 3,7%, con effetti negativi sui consumi e sulla crescita. Si tratta di uno scenario più sfavorevole rispetto alle ipotesi di base e legato soprattutto all’andamento del petrolio e del gas.
Nello scenario considerato più critico, il prezzo del Brent rimarrebbe stabilmente a 140 dollari al barile nel 2027, contro i circa 100 dollari dell’ipotesi di riferimento. L’inflazione aumenterebbe così di 0,7 punti percentuali, raggiungendo il 3,7%. Parallelamente, i consumi reali delle famiglie diminuirebbero di mezzo punto, con una perdita stimata di circa 250 euro per nucleo familiare e complessivamente di 6,5 miliardi di euro. Il Pil, invece, perderebbe tre decimi, fermandosi allo 0,6%.
Famiglie e imprese in difficoltà
Particolarmente rilevante sarebbe l’impatto del caro-energia sulle spese obbligate, per le quali Confcommercio stima un’inflazione al 5,9%. La loro incidenza arriverebbe al 42,9% dei consumi complessivi, riducendo ulteriormente lo spazio disponibile per le altre spese.
Il problema riguarda anche le imprese. Nel secondo semestre del 2026, secondo le stime citate da Confcommercio, turismo, ristorazione e commercio potrebbero sostenere oltre un miliardo di euro di maggiori costi per l’elettricità. Nel terzo trimestre i consumi energetici del comparto sono stimati in aumento del 15% rispetto al trimestre primaverile.
Il quadro dei prezzi conferma la pressione. A settembre 2026, il gas Ttf europeo risultava in aumento del 161,2% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre il petrolio segnava un incremento del 62,6% su base annua. Istat, inoltre, ha rilevato ad agosto un’inflazione al 3,3%, con i prezzi degli energetici non regolamentati in aumento del 17%.
Le stime non rappresentano una previsione certa, ma uno scenario condizionato dall’evoluzione dei mercati energetici e delle tensioni geopolitiche. L’Istat, nello scenario di base, prevedeva a giugno una crescita del Pil italiano dello 0,7% nel 2027 e un’inflazione al 2%, ipotizzando una normalizzazione delle tensioni internazionali. Il possibile shock energetico mostra quindi quanto il percorso di crescita resti esposto ai prezzi dell’energia e alla capacità di famiglie e imprese di assorbire nuovi aumenti dei costi.
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