L’identità di Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin, continua a essere uno dei più grandi misteri della finanza globale. Ora una nuova indagine del New York Times, firmata dal giornalista premio Pulitzer John Carreyrou, indica un possibile nome: il crittografo britannico Adam Back.
Secondo il quotidiano americano, Back sarebbe la mente dietro la criptovaluta che ha dato origine a un’industria da oltre 2,4 trilioni di dollari. L’inchiesta si basa su anni di analisi tra email, post online e documenti storici, con l’obiettivo di collegare lo pseudonimo Nakamoto a una figura reale.
Tra gli elementi chiave emerge il ruolo di Back come inventore di Hashcash, sistema di proof-of-work citato esplicitamente nel white paper del 2008. Un collegamento ritenuto centrale, tanto da suggerire che il contributo possa essere andato oltre il semplice riferimento teorico.
Le prove: linguaggio, tecnologia e tempistiche
Uno dei pilastri dell’indagine riguarda le cosiddette “impronte digitali linguistiche”. L’analisi dei testi attribuiti a Satoshi e dei messaggi di Back evidenzierebbe una forte somiglianza nello stile, dall’uso alternato di “email” ed “e-mail” fino alla preferenza per l’ortografia britannica.
A questo si aggiungono elementi tecnici. Entrambi mostrano competenze avanzate in C++ e nei sistemi distribuiti, le stesse competenze necessarie per costruire l’infrastruttura di Bitcoin. Anche il contesto culturale appare coerente: Back faceva parte dei Cypherpunks, comunità attiva già negli anni ’90 nella ricerca di forme di denaro digitale anonimo.
Sul piano temporale, l’inchiesta sottolinea un dato significativo: Back sarebbe diventato insolitamente silenzioso proprio nel periodo di maggiore attività di Satoshi, per poi tornare a esporsi pubblicamente dopo la scomparsa del creatore di Bitcoin nel 2011.
Le critiche
Nonostante la mole di elementi raccolti, l’inchiesta non ha chiuso il dibattito. Le prove restano infatti indiziarie e non definitive. Senza una conferma crittografica, come un messaggio firmato con la chiave privata di Satoshi o lo spostamento dei Bitcoin originari, l’identità del fondatore rimane tecnicamente non dimostrata.
Le critiche non si sono fatte attendere. Parte della comunità ha accusato il quotidiano di aver esposto un privato cittadino, arrivando a parlare di un potenziale “bersaglio” da oltre 100 miliardi di dollari, considerando che a Satoshi vengono attribuiti circa 1,1 milioni di Bitcoin.
La replica di Adam Back
Lo stesso Adam Back ha respinto con decisione le accuse. In un messaggio pubblico ha dichiarato: “non sono Satoshi”, pur rivendicando il proprio ruolo pionieristico nello studio delle implicazioni sociali della crittografia, della privacy online e della moneta elettronica.
Il mistero, quindi, resta aperto. Dopo oltre sedici anni e più di cento nomi proposti nel tempo, la figura di Satoshi Nakamoto continua a sfuggire a ogni tentativo di identificazione definitiva.
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Adam Back in uno scatto del 2019© Photo by Steven Ferdman/Getty Images




