La corsa globale all’approvvigionamento di armi nucleari accelera e raggiunge un nuovo record storico. Nel 2025 i nove Paesi dotati di arsenali atomici hanno speso complessivamente 119 miliardi di dollari per mantenere, modernizzare e ampliare le proprie capacità belliche. Si tratta del livello più elevato mai registrato dall’Ican, l’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, l’organizzazione insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017 che monitora annualmente gli investimenti nel settore.
Secondo il rapporto, la spesa globale è aumentata del 19% rispetto all’anno precedente, segnando una crescita particolarmente significativa in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche sempre più marcate. Dalla guerra in Ucraina alle rivalità strategiche tra Stati Uniti e Cina, fino alle crisi in Medio Oriente e nella penisola coreana, le principali potenze continuano a considerare la deterrenza nucleare un elemento centrale delle proprie strategie di sicurezza.
Gli Stati Uniti restano il principale investitore
A guidare la classifica mondiale sulle armi nucleari sono ancora gli Stati Uniti, che da soli rappresentano la quota più consistente degli investimenti globali. Washington continua infatti a finanziare programmi di modernizzazione della cosiddetta “triade nucleare”, composta da missili balistici intercontinentali, sottomarini lanciamissili e bombardieri strategici.
Gli investimenti americani superano ampiamente quelli delle altre potenze nucleari e confermano il ruolo degli Usa come principale attore nel panorama della deterrenza globale. Già nel 2024 Washington aveva speso più di tutti gli altri Paesi nucleari messi insieme, una tendenza che continua anche nel 2025.
Cina e Russia accelerano
Se gli Stati Uniti mantengono la leadership, la Cina è il Paese che negli ultimi anni ha mostrato la crescita più rapida. Pechino sta ampliando il proprio arsenale e investendo nello sviluppo di nuovi sistemi di lancio, nell’ambito di una strategia che punta a rafforzare il proprio peso geopolitico e militare.
Anche la Russia continua a destinare ingenti risorse al proprio apparato nucleare, nonostante le pressioni economiche legate alle sanzioni internazionali e ai costi del conflitto in Ucraina. Mosca e Washington restano le due nazioni che detengono la maggior parte delle testate nucleari presenti nel mondo.
Secondo le stime più recenti degli istituti specializzati in sicurezza internazionale, all’inizio del 2025 esistevano oltre 12.200 testate nucleari a livello globale, con Stati Uniti e Russia che controllano circa l’87% dell’intero arsenale mondiale.
Dove finiscono i miliardi della deterrenza
La spesa nucleare non riguarda soltanto la produzione di nuove testate. Una parte rilevante delle risorse viene destinata alla manutenzione degli arsenali esistenti, allo sviluppo di vettori più avanzati, ai sistemi di comando e controllo e alle infrastrutture necessarie per garantire la capacità operativa delle forze nucleari.
Secondo l’Ican, il settore continua inoltre a generare enormi profitti per l’industria della difesa, grazie a contratti pluriennali che in molti casi si estendono per decenni. Gli investimenti in programmi nucleari rappresentano quindi non solo una scelta strategica, ma anche un mercato da centinaia di miliardi di dollari.
Il dibattito tra sicurezza e disarmo
L’aumento delle spese alimenta però anche le critiche delle organizzazioni internazionali impegnate nel disarmo. Sempre stando ai dati dell’Ican, le risorse destinate agli arsenali atomici potrebbero essere impiegate per affrontare emergenze globali come povertà, cambiamento climatico e sicurezza alimentare.
Il dato del 2025 conferma comunque una tendenza ormai consolidata.Dopo decenni di progressiva riduzione degli armamenti seguiti alla Guerra Fredda, il mondo sta entrando in una nuova fase di competizione strategica. Una fase nella quale le armi nucleari tornano a occupare un ruolo centrale negli equilibri geopolitici internazionali, con investimenti sempre più elevati e prospettive di ulteriore crescita nei prossimi anni.
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