Addio a Reviglio, portò lo scontrino nelle tasche degli italiani

Si è spento a Torino a 90 anni Franco Reviglio, economista, docente, più volte ministro e figura chiave nella trasformazione del fisco italiano. A lui si deve l’introduzione dello scontrino fiscale, diventato obbligatorio nel 1983, ma ideato già negli anni 70 per contrastare un’evasione considerata “uno dei mali principali del Paese”.

Professore di Scienza delle finanze a Torino, socialista ma indipendente, Reviglio portò nella politica lo spirito del tecnico. Dopo due anni al Fondo monetario internazionale, entrò al governo nel 1979 come ministro delle Finanze nei governi Cossiga e Forlani. Fu in quel periodo che prese forma la riforma fiscale fondata su ricevute e registratori di cassa: un’idea moderna, che associava l’equità alla trasparenza.

Dallo scontrino all’Eni

Reviglio si circondò di una squadra di giovani economisti, noti come i Reviglio boys: tra loro Tremonti, Bernabè, Meomartini, Siniscalco, Segre e Baldassarri. Molti di loro avrebbero poi avuto carriere importanti, a testimonianza della sua capacità di riconoscere e valorizzare il talento.

Nel 1983 Craxi lo volle alla guida dell’Eni, dove rimase fino al 1989. Alla testa del colosso energetico pubblico, Reviglio gestì il dopo crisi petrolifera con un piano di razionalizzazione industriale: taglio ai debiti, dismissione delle partecipazioni meno strategiche, riorganizzazione su energia e chimica. Rivendicava di aver riportato l’Eni in utile e di aver fatto chiarezza sulle società estere del gruppo.

Nel 1992, tornò al governo come ministro del Bilancio nel primo esecutivo Amato, durante una delle fasi più delicate della storia economica recente. Si batté per misure urgenti contro la crisi della lira e sostenne l’introduzione di un’imposta straordinaria immobiliare, coerente con la sua convinzione di una maggiore equità fiscale.

Accusato nell’ambito di Tangentopoli per fatti risalenti alla presidenza Eni, si dimise nel 1993. Fu assolto, ma da allora abbandonò l’arena nazionale, restando senatore fino al 1994. Negli ultimi anni si era ritirato dalla scena pubblica.

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